UNISIN BNL IN PIAZZA PER GIULIO REGENI

Il 25 gennaio 2016, alle ore 19.41, Giulio Regeni inviava un sms alla sua fidanzata, per informarla del fatto che stava uscendo di casa.

Poche ore dopo, un’amica di Giulio ne denunciava la scomparsa sui social. È così che tutto è cominciato.

A due anni esatti da quella scomparsa, Amnesty International, che da subito ha lottato per portare alla luce la verità sulla scomparsa di Regeni, ha promosso l’iniziativa #2annisenzaGiulio.

Il 25 gennaio 2018 alle 19.41, in piazza Montecitorio e in molte piazze italiane, verranno accese delle luci per ricordare e commemorare.

Unisin gruppo BNL – BNPP, aderisce convintamente a questa iniziativa, per rimarcare come sia dolorosa l’assenza di verità e giustizia su di una vicenda tanto drammatica.

Il 15 gennaio scorso, Giulio avrebbe compiuto 30 anni. E invece no. Giulio è stato torturato. Giulio è morto.

E allora è giusto scegliere di ricordarlo, ora e per sempre, ed è giusto farlo in maniera dolorosa, cruda e terribile, perché tale è stato il prezzo che Giulio ha dovuto pagare.

Paola Deffendi, sua madre, una volta disse: «Ho riconosciuto Giulio dalla punta del naso. Su quel viso ho visto tutto il male del mondo».

Il corpo di Giulio Regeni è stato ritrovato il 3 febbraio 2016 in un fosso, con evidenti segni di tortura e di un durissimo pestaggio: era mezzo nudo, presentava segni di contusioni e abrasioni su tutto il corpo, gli avevano mozzato le orecchie, gli avevano strappato le unghie delle mani e dei piedi, aveva circa ventiquattro fratture e cinque denti rotti, oltre a diverse coltellate e bruciature, non solo di sigaretta. Sulla pelle si sono riscontrate molte lesioni, tra cui alcune che sembrano, senza una logica apparente, tracciare delle lettere. Chissà quanta forza è servita a sua madre per dire che lo hanno usato come una lavagna. Hanno riscontrato un’emorragia celebrale e una vertebra cervicale spezzata causata da una torsione violenta del collo che gli ha, con ogni probabilità, causato la morte.

Cosi è morto Giulio Regeni.

Non si conoscono ancora le cause, il movente, della morte di Giulio Regeni.

Giulio era un italiano straordinario: conosceva molte lingue, era uno studioso brillante, una persona sorridente e piena di amici, un ragazzo solidale e attento. Giulio Regeni ha pagato per ciò che ha scelto di essere. È morto in Egitto dove da tempo studiava e descriveva un movimento sindacale autonomo che stava nascendo nel paese: molte organizzazioni dei lavoratori stavano condensandosi attorno a un progetto politico unico, a un’idea di lavoro che desse dignità alla gente. L’idea era quella di combattere per la riconquista di diritti persi negli anni precedenti, caratterizzati da un profondo processo di privatizzazioni. Un’idea che Giulio, con la sua attività di ricerca, stava probabilmente contribuendo a realizzare.

Probabilmente Regeni è morto per questo, per le sue idee, per il coraggio che ha dimostrato nel portarle avanti, per essersi reso un esempio, per le sue scelte.

È la storia di una persona per bene, che aveva voglia di fare e di cambiare ciò che non funziona. È la storia di un italiano che ha fatto delle scelte, nelle quali altra gente per bene deve potersi rispecchiare. Una storia che noi scegliamo di ricordare e di celebrare. Una delle tante storie che devono riempire di significato l’italianità che scegliamo di vivere ogni giorno.

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