LA RIVOLTA DELLE MIMOSE

Cadevano giù a decine, alcune con i vestiti e i capelli in fiamme. Dissero che assomigliavano alle comete…” (Maria Luisa Florio, Camicette bianche).

Era il 25 marzo 1911 quando 146 operai, di cui 123 donne, rimasero uccisi nell’incendio della Triangle Waist Company di New York, la fabbrica delle shirtwaist, le camicette bianche di moda tra le signore dell’alta borghesia. A perdere la vita soprattutto immigrate ebree tedesche e italiane, gran parte provenienti dalla Sicilia, molte delle quali fin troppo giovani. Bambine di 12-13 anni sottoposte a turni di lavoro di quattordici ore al giorno per sei dollari alla settimana.

Non è effettivamente una bella ricorrenza, di sicuro non una di quelle per le quali valga la pena assistere a uno streaptease e far degenerare in tal senso una commemorazione per le vittime di violenza, un ricordo per le donne che hanno avuto parte attiva nelle lotte sociali, o ancora una manifestazione che unisce le rivendicazioni sindacali a quelle politiche relative al riconoscimento del diritto di voto o dei diritti in genere delle donne. No. Nessuno aveva pensato di strumentalizzare e mercificare la donna in questo modo, ridicolizzando secoli di lotte e soprusi. D’altro canto però, bisogna per forza che accadano tragedie per commemorare qualcuno? Necessitiamo di violenza e morte perché la nostra attenzione venga catturata e attratta da qualcosa? Non siamo in grado di elevare le nostre menti e capire l’importanza dell’Altro prima che accadano disgrazie?

Vorremmo che le nostre anime si agitassero di nuovo per le battaglie moderne, per il principio di autodeterminazione da difendere, per le donne vittime di qualunque violenza, e che fossimo in grado di creare una nuova rivoluzione, prendendo spunto dalle gloriose suffragette o dalle mondine che seppero rivendicare i loro diritti:

Sebben che siamo donne,

paura non abbiamo!

Ecco, iniziamo ad arrabbiarci davvero e a combattere fattivamente, emulando attivisti dei giorni nostri, come Malala Yousafzai, la più giovane premio Nobel, nota per il suo impegno per l’affermazione dei diritti civili e per il diritto all’istruzione delle donne della sua città in Palestina.

Bisogna essere eroiche per portare avanti le proprie battaglie, per convincere gli uomini a combatterle con noi, probabilmente la maggior parte delle volte sarebbe più facile sedersi nei salotti della TV spazzatura e sparlare di qualunque cosa a posteriori. Oppure possiamo decidere che è giunto il momento di imboccare la via della libertà da ogni forma di violenza, e dell’emancipazione, quella vera, del diritto di famiglia in Italia, per esempio.

Scarica il Comunicato di Unisin Gruppo BNL

Social: