BENE BNL, MA RESTANO I DUBBI

Con un comunicato datato 4 maggio 2018, da Parigi arrivano notizie confortanti circa l’andamento di tutto il Gruppo BNP Paribas e si festeggiano “risultati solidi, conformi alle linee guida del piano 2020”.

Come Organizzazione Sindacale esprimiamo soddisfazione soprattutto per i risultati di BNL (banca commerciale):

  • con 51 milioni di euro di utile lordo, la banca triplica i risultati del primo trimestre 2017 e supera le previsioni del budget;
  • i depositi crescono del 7%;
  • la raccolta delle assicurazioni vita incrementa del 7,1% e quella dei fondi di investimento dell’8,4%;
  • le commissioni crescono del 5,9%;
  • i costi operativi sono cresciuti del 2,4% (nuove iniziative commerciali) rimanendo comunque al di sotto della crescita prevista a budget;
  • il costo del rischio è diminuito di quasi 60 milioni di euro.

I risultati sono ancor più incoraggianti se si volge lo sguardo al contesto generale ed all’andamento del Gruppo BNP Paribas: in Europa i tassi di interesse restino bassi e i 1.567 milioni di euro di utile netto denotano una flessione del 17,3% rispetto al primo trimestre 2017. Come fanno notare gli analisti, comunque, se si considerano i cosiddetti elementi non ricorrenti (quali, ad esempio, gli impieghi di ristrutturazione), la flessione risulta decisamente più contenuta, attestandosi al 3,8%.

Il comunicato stampa ricorda, inoltre, come il Gruppo sia protagonista di un profondo rinnovamento della customer experience e che le aziende si stanno dotando di nuove infrastrutture tecnologiche, maggiormente in linea con le cogenti esigenze di mercato.

Anche altre importanti società del Gruppo conseguono significativi risultati: si pensi all’aumento del 12,1% degli impieghi, rispetto al primo trimestre del 2017, di Personal Finance, per citarne soltanto una.

Tornando ai risultati di BNL, non possiamo esimerci dall’esprimere le nostre perplessità per il fatto che nel comunicato alcun riferimento viene fatto all’impegno e, soprattutto, al sacrificio – economico e non solo – dei lavoratori del Gruppo.

Ma non è solo questo.

Ci chiediamo, ad esempio, se la Banca Nazionale del Lavoro citata nel comunicato sia la stessa nella quale operino importanti manager che continuano a narrare di uno scenario e di un andamento finanziario dai confini catastrofici, al limite dell’apocalittico. Siamo perplessi: ci domandiamo se quel manager che in giro per il paese terrorizzava i colleghi sventolando il proprio curriculum vitae lavori per la stessa BNL di cui si legge nel comunicato. Oppure dobbiamo temere che egli disponga di altri dati riservati e che tutt’altro che di ripresa si possa parlare. In tal caso ci sarebbe da preoccuparsi seriamente! Ma se così non è, allora come si spiega l’imperversare a tutte le latitudini di questa banca di specialisti delle pressioni commerciali?

Non vorremmo ipotizzare che instillare paura e tensione non fosse altro che una becera strategia per spremere indebitamente il personale dell’azienda: tale pratica sarebbe quantomeno immorale, oltre che lesiva di quanto inteso con ABI e con la stessa azienda in tema di pressioni commerciali. Vorremmo non si perpetrasse.

Ulteriore e conclusiva riflessione non può che vertere su come impiegare tutte le risorse raccolte: con decisione abbiamo affermato che i sacrifici della riorganizzazione siglata nel dicembre 2016 dovessero essere gli ultimi e con altrettanta determinazione sosteniamo che quanto ricavato debba tornare ai lavoratori della banca, che costituiscono evidentemente il patrimonio più prezioso e di maggior valore. Tale riflessione deve necessariamente coinvolgere il Sindacato che, doverosamente, si impegnerà nell’avanzamento di rivendicazioni che riaprano trattative in materia di politica salariale, ad oggi responsabilmente sospese.

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