CRSC: ASSEMBLEA ISCRITTI UNISIN DI ALDOBRANDESCHI

INFORMATIVA AGLI ISCRITTI

Dall’Assemblea degli iscritti Unisin del CRSC di via degli Aldobrandeschi tenuta il 17 ottobre scorso ed indetta per fornire una serie di informative circa gli assetti dell’Organizzazione e della Rappresentanza nell’ufficio, sono altresì emerse diverse criticità che, seppur già note e oggetto di intervento da parte del Tavolo Sindacale a tutti i livelli, vanno fortemente denunciate e prontamente affrontate.

Innanzitutto il tema della mobilità è molto sentito dai colleghi.

Unisin rimarca con forza la rilevanza assoluta della questione: l’azienda deve assumersi la responsabilità di garantire ai colleghi la possibilità di lasciare la struttura dopo un numero congruo e ragionevole di anni. Ci pare inaccettabile l’idea di assumere giovani capaci e titolati, il meglio che il mercato del lavoro abbia da offrire, per poi non preoccuparsi adeguatamente della crescita personale e professionale dei colleghi.

Il lavoro in cuffia può divenire logorante, ripetitivo, spersonalizzato, alienante e in alcuni casi persino annichilente. Esso, per la sua stessa tipicità, non è sostenibile nel lungo periodo e deve rimanere una “palestra” di formazione, come un tempo l’azienda amava dire nei suoi slogan da employer branding.

Il My Mobility ha drammaticamente peggiorato la situazione:

  • i colleghi del CRSC non hanno la possibilità di candidarsi a ruoli di Direzione Generale, una discriminazione imbarazzante posta di recente persino all’attenzione di Andrea Munari (restiamo in attesa di riscontri);
  • nel computo del requisito di anzianità non rilevano i mesi di lavoro a tempo determinato (regola introdotta soltanto in un secondo momento, forse al fine di stroncare il gran numero di candidature presentate dai colleghi, inizialmente entusiasti del nuovo processo) e questo crea gravi esternalità negative: si pensi, molto banalmente, al fatto che a volte l’azienda ha deciso di posticipare “la stabilizzazione” di alcuni lavoratori, ritardando quindi di fatto la maturazione dell’anzianità necessaria all’utilizzo del tool;
  • ancora, è sufficiente un cambio di competenza interna all’ufficio (passare ad esempio dalla vendita a distanza all’assistenza investimenti) affinché il conteggio si azzeri: questa irragionevole previsione fa sì che uno dei punti di maggiore forza del CRSC, la possibilità di cambiare competenza e arricchirsi di nuove esperienze, diventi assolutamente sconveniente, sgradita e quindi inficiata. Ci chiediamo come sia possibile non rendersene conto.

Appare spesso distorta l’interpretazione del Protocollo per gli Addetti ai Canali di Accesso Remoto. In particolar modo la sua parte relativa all’esclusione dai turni, riservata ai genitori con figli fino agli otto anni. La mamma che oggi decidesse di aderire all’iniziativa, vedrebbe certamente esclusa dal regime dei turni, ma si vedrebbe applicato un orario che di fatto accresce notevolmente la sua permanenza nell’unità produttiva: un’assurdità se si pensa che la previsione era diretta a conciliare al meglio le esigenze di vita e di lavoro dei genitori. La sensazione è quella che la banca sfrutti, a volte in maniera decisamente forzata, alcuni cavilli presenti negli accordi, al fine di depotenziare degli strumenti riservati ai colleghi in difficoltà. Dopotutto non sarebbe la prima volta: si pensi a quanto accaduto in merito al VAP per i colleghi precari…

Il confronto sugli inquadramenti e sui percorsi professionali, sempre più necessario a tutti i livelli, è di strategica importanza per il CRSC. La Banca richiede competenza, capacità relazionale, capacità di adattamento. Bene, i colleghi sono giustamente disposti a fornirne, ma che il datore di lavoro sia disponibile a riconoscere, anche economicamente, la centralità del CRSC. Bisogna rivedere il percorso dedicato agli operatori, tornando a ragionare sugli slittamenti disegnati durante la riorganizzazione, ed è ormai improcrastinabile una discussione sul percorso professionale da riconoscere ai colleghi degli staff.

Il tema del clima respirato all’interno della struttura continua ad emergere: le pressioni commerciali sono ancora percepite come forti. Ciò che però maggiormente preoccupa, è rappresentato da alcuni interventi relativi alla produttività ed alle pause: capita che alcuni colleghi vengano rimproverati per aver sforato la pausa di uno o due minuti. È inaccettabile e saremo costretti a sottolineare questi aspetti con vigore nelle sedi opportune. È così difficile comprendere che interventi così poco costruttivi, seppure apparentemente di scarso valore, se calati in un contesto di tensione e disagio possono provocare conseguenze devastanti sul clima aziendale? Si è consapevoli del fatto che il CRSC costituisce la prima immagine che la Banca fornisce di sé a tanti giovani lavoratori?

Pare che anche nel CRSC stia giungendo un odioso fiume carsico, quello relativo al “presunto assenteismo”. Teniamo a precisare, ancora una volta ed anche in questa occasione, che l’assenteismo è un fenomeno preciso e specifico, caratterizzato dall’assenza illecita dal luogo di lavoro e dall’abuso di un diritto. Un collega malato o infortunato è assente, non assenteista! Se qualche capetto trae soddisfazione nel richiedere continue e sistematiche visite fiscali a casa dei colleghi in malattia, faccia pure: ci spiace soltanto che questa “diffidenza” inevitabilmente comporta un ulteriore inutile costo in capo alla Banca e sicuramente “offende” il collega nella sua dignità personale e professionale.

Abbiamo informato i nostri iscritti della fortissima attenzione che il Tavolo Unitario ripone sul tema delle stabilizzazioni. L’azienda non cerchi alibi: il Decreto Dignità ha reintrodotto regole che non sono inedite nel nostro ordinamento giuridico. L’azienda ha saputo gestirle in passato e deve essere in grado di farlo ancora. I colleghi con contratto a tempo determinato, che continuamente ed instancabilmente, prestano il loro preziosissimo contributo al raggiungimento di importanti e ambiziosi obiettivi commerciali, devono essere confermati a tempo indeterminato.

In una giornata di grande partecipazione, di forte e sentito senso civico, qualcuno non ha perso l’occasione di rovinare il clima. A margine della nostra assemblea, alla quale ha partecipato un numero importantissimo di colleghi (che ringraziamo vivamente), preparandoci a lasciare i locali aziendali, abbiamo scambiato qualche commento con alcuni lavoratori in uscita, impegnando in questo al massimo un paio di minuti. Un responsabile, che “inevitabilmente ha ascoltato e preso atto dell’argomento della conversazione”, ha ritenuto suo dovere redarguirci, sottolineando che il tempo a nostra disposizione per discutere di certe tematiche fosse stato più che sufficiente (il riferimento era evidentemente all’assemblea appena conclusasi) e che “le questioni sindacali” andrebbero discusse “in luoghi specifici” e non in ufficio.

Prima di tutto siamo rammaricati di constatare come, a fronte dei tanti problemi emersi in assemblea, qualcuno non si dedichi minimamente a rendere migliore il clima all’interno dell’ufficio, anzi! Ci si preoccupa persino di peggiorare, se possibile, la situazione con azioni maldestre che innescano inevitabilmente una escalation di tensione assolutamente inutile ed evitabile.

Forse il tema del turnover esterno si pone anche per certi responsabili.

Ci spiace dover inevitabilmente mettere la lente di ingrandimento sulle profonde lacune che alcuni non riescono proprio a dissimulare e siamo costretti a citare alcune fonti normative che è sempre assai utile ripassare:

  • Art.21 Costituzione: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
  • Art. 39 Costituzione: L’organizzazione sindacale è libera.
  • Art.1 Statuto dei Lavoratori: I lavoratori, senza distinzione di opinioni politiche, sindacali e di fede religiosa, hanno diritto, nei luoghi dove prestano la loro opera, di manifestare liberamente il proprio pensiero, nel rispetto dei principi della Costituzione e delle norme della presente legge.
  • Art.8 Statuto dei Lavoratori: È fatto divieto al datore di lavoro, ai fini dell’assunzione, come nel corso dello svolgimento del rapporto di lavoro, di effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, nonché su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore.
  • Art.14 Statuto dei Lavoratori: Il diritto di costituire associazioni sindacali, di aderirvi e di svolgere attività sindacale, è garantito a tutti i lavoratori all’interno dei luoghi di lavoro.
  • Il testo dell’art.28 dello Statuto dei Lavoratori lo lasciamo leggere a voi.

Episodi di questo tipo, ad ogni modo, confermano quanto sia indispensabile proseguire sulla strada della responsabilizzazione e dell’impegno sindacale. Ci invitano a riproporre, quanto prima, ulteriori iniziative di questo tipo e a non escludere nessuna azione collettiva, anche di protesta, che la legge ci mette a disposizione.

Scarica Informativa Ufficiale

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