FEMMINICIDIO: DI GENERE SI MUORE

Il 25 Novembre ricorre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Pensiamo sia giusto e doveroso ricordarlo e lo facciamo anticipando un articolo, a cura di Milena Di Fina, di prossima pubblicazione sul nuovo numero de La Sassata.


Prendete una testata giornalistica a caso, fate una ricerca inserendo come parola chiave femminicidio. Il risultato che vi si propina davanti è più o meno questo:

Salerno, uccide la compagna facendo esplodere l’appartamento con due taniche di benzina: arrestato 48enne.

Merano, uccisa nell’agriturismo di famiglia a coltellate: fermato il marito.

Potenza, guardia giurata uccide la moglie poetessa. Poi si spara con la pistola d’ordinanza.

Venezia, uccide la moglie massacrandola di botte: arrestato il marito. Era agli arresti domiciliari.

Roma, uccisa in casa dal compagno a colpi di martello: si era rifiutata di dargli i soldi per comprare la droga.

Vercelli, cadavere di donna trovato in una valigia: c’è un indagato.

Caserta: strangola la moglie e si uccide. La donna l’aveva denunciato per maltrattamenti, poi aveva ritirato le accuse.

Lecce, uccisa a coltellate in casa. Il marito in un biglietto: “Sono stato io”.

Conflitti di coppia, uomini che non accettano di essere lasciati, raptus di gelosia, amori malati, norme punitive verso chi indossa abiti succinti, come quelle contenute nel regolamento approvato a Novara, che prevede multe fino a 500 euro nel caso l’abbigliamento “offenda il comune senso del pudore”. Vi sono ancora dei politici, opinionisti e giornalisti che disconoscono il fenomeno del femminicidio, ascrivendolo a categorie diverse da quella a cui dovrebbero essere ascritte queste violenze e queste morti. Negazionisti di ogni ordine e grado hanno vinto davvero se nessuno si scandalizza e urla per fermare questa mattanza.

Il 25 novembre è la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che però, stando ai numeri, è tutt’altro che debellata.

In ambiente familiare o “affettivo”, di 134 omicidi nell’ultimo anno, la maggior parte sono commessi dal partner o dall’ex.

Da un dossier del Viminale si evince che nell’ultimo anno le denunce per stalking sono state 6.437 (contro le 8.732 dell’anno precedente): è calata del 26,3% la percentuale delle donne che si sono fatte avanti per tutelarsi. Numero in contrasto con l’aumento del 20,7% degli ammonimenti da parte del Questore che passano dai 940 del 2017 ai 1.135 del 2018. Aumentano anche gli allontanamenti del 33,1%: si è passati dai 160 del 2017 ai 213 del 2018.

Questi dati scioccanti, ve li riassumiamo in una parola: paura. Le donne hanno paura: di essere lasciate sole, di denunciare, di essere trattate con superficialità dalle istituzioni, di possibili ritorsioni. Dobbiamo finalmente costruire reti di relazioni in grado di sostenerle concretamente nei loro percorsi di uscita dalla violenza, di fuga verso la libertà del vivere civile. Senza magari attendere che ritirino la denuncia, per poi trovarle assassinate in casa.

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