NAPOLI: I GIORNI DELL’APOCALISSE

– Vi dico: in quella notte due saranno in un letto: uno verrà preso e l’altro lasciato. Due donne si troveranno a macinare insieme il grano: una sarà presa e l’altra lasciata. Due uomini si troveranno nei campi: uno sarà preso e l’altro lasciato». I discepoli allora gli dicono: «Dove, Signore?». Egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, là si raduneranno anche gli avvoltoi» – 

Luca 17, 34-36

Apocalisse? Esagerati? No! Questa è l’aria che si respira in questi giorni tra i posti di lavoro di ogni ordine e grado. Che dovessimo fare i conti con i disagi di questa ennesima riorganizzazione che poco o nulla ha convinto gran parte dei dipendenti, anche quelli non direttamente coinvolti, era scontato, come scontato era il fatto che sul nostro territorio la declinazione del nuovo modello organizzativo sarebbe stata condotta con logiche incomprensibili ai più come purtroppo abbiamo assistito nella gestione del business e dell’organizzazione troppe volte in questi ultimi anni. Ma assistere al totale smantellamento delle legittime aspettative, ambizioni, minando nel profondo il senso di abnegazione di molti colleghi, giovani e meno giovani, è davvero impressionante. Tutti stiamo assistendo inermi ad un’irragionevole, cieca, SVALUTAZIONE professionale che alimenta ansia, angoscia per il futuro e disaffezione (altro che advocacy!) all’Azienda.

Tanti, tantissimi, troppi colleghi esprimono la sensazione di aver «esaurito» tutte le energie psicologiche, di sentirsi svuotati e senza più risorse fisiche ed emozionali per affrontare l’attività lavorativa futura a così elevato coinvolgimento relazionale. Fatte salve le sempre in auge logiche che interessano le solite/i soliti noti, il cui percorso segue ben altri criteri, per i più non certo meritocratici, si è riusciti nell’impresa di scontentare e avvilire professionalità riconosciute unanimemente dai lavoratori e dalla clientela nel giro di poche ore.

Applicare un modello intimamente non condiviso neanche dal Middle Management territoriale è davvero complicato e difficile anche per i personaggi più disinvolti che pure hanno costruito la loro carriera sull’applicazione acritica dei passati modelli imposti dall’alto anzi fornendo indicazioni ancor più “audaci” pur d’ingraziarsi gli “artefici del nuovo modello”, e ora vittime dei medesimi meccanismi.

Siamo stanchi di assistere inermi alla disgregazione di un’ Azienda che ha sopportato e superato ben altre sfide, in condizioni difficilissime, grazie al senso di responsabilità delle lavoratrici e dei lavoratori della BNL come testimonia inequivocabilmente la nostra storia (certo avevamo dirigenti di altro spessore).

Abbiamo il dovere oltre che il diritto di affermare che questa riorganizzazione calata dall’alto senza la dovuta attenzione sta demotivando e scoraggiando tutti i lavoratori e non possiamo non chiedere responsabilmente se questo sia l’approccio giusto per iniziare un lungo percorso di ulteriori, vani, sforzi e sacrifici (anche delle nostre famiglie,) e se non sia venuto il momento della necessaria trasparenza, della corretta e tempestiva informazione, e dell’ineludibile coinvolgimento dei lavoratori e delle Organizzazioni Sindacali che li rappresentano. Non ultimo, e per quanto superfluo, non possiamo che riaffermare che vigileremo sulla conformità ai contratti ed agli accordi delle variazioni di ruolo ventilate o paventate, caso per caso e senza deroga alcuna e conseguentemente intervenendo prontamente.

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