CATANIA: DISORGANIZZAZIONE 0.1 – BLACK OUT

Il nuovo modello disorganizzativo dalla sua partenza ad oggi ha portato solo disagi e disfunzioni per l’utenza e per i colleghi. Dopo un abbondante periodo di sperimentazione del nuovo modello, possiamo confermare con certezza che quanto avevamo previsto nei precedenti comunicati sindacali si è regolarmente realizzato.

Il dimensionamento dei punti vendita non consente un’adeguata attenzione alle esigenze della clientela e mette a rischio la regolare apertura delle agenzie. Nella nostra zona assistiamo quotidianamente ad una considerevole chiusura di rapporti di conto e di trasferimenti di depositi causati da:

  • sportelli di cassa chiusi improvvisamente senza tenere conto della caratteristica del territorio e dell’età media della clientela. Sarebbe stato opportuno magari posticipare i tempi della dismissione delle casse dopo aver prima organizzato una adeguata ed efficiente assistenza della clientela;
  • blocco dei conti per il mancato aggiornamento dei dati anagrafici supportati da una piattaforma malfunzionante (KYC);
  • continui cambiamenti di Gestori, veri punti di riferimento della clientela;
  • mancanza del Direttore/Preposto nelle succursali;
  • eliminazione della Squadra volante che non garantisce la gestione di situazione di emergenza;
  • temporanei trasferimenti di colleghi che, per sopperire alla strutturale carenza degli organici sono spesso sballottati da una agenzia all’altra senza il necessario preavviso per poter modificare l’agenda degli appuntamenti o avvisare i clienti del momentaneo cambiamento di sede;
  • formazione obbligatoria che, per le continue emergenze giornaliere, non può essere fruita dai colleghi contestualmente alla produzione commerciale.

Il risultato di questo caos ha generato intolleranze e reclami e, come accaduto recentemente, anche la reazione esasperata di un cliente che ha volgarmente apostrofato i colleghi costretti, pertanto, a fare intervenire le forze dell’ordine.

A tutto questo va aggiunta la grande emorragia di capitali trasferiti presso altri Istituti di Credito, causata da una negligente e sconsiderata gestione delle professionalità di alto profilo come i Private Banker. Ci risulta infatti che, nella totale indifferenza e noncuranza dei nostri manager diversi colleghi fuoriusciti, negli ultimi anni, hanno provveduto a svuotare la nostra cassaforte e riempire quelle della concorrenza.

Chi pagherà per questa incapacità?

Quante pressioni commerciali dovranno subire i nostri colleghi per recuperare la raccolta e la tanta clientela persa in questi anni di continue irrazionali ed incomprensibili riorganizzazioni?

E mentre c’è chi si concentra ad applicare, disastrosamente, un modello basato solo sui tagli dei costi e mortificazione delle lavoratrici e dei lavoratori, noi riteniamo che una diligente motivazione e gratificazione delle risorse umane ed un attento presidio della clientela siano gli strumenti necessari ed indispensabili per migliorare il livello produttivo e le condizioni di lavoro.

Noi ci siamo e chiediamo, con senso di responsabilità, che nella nostra area venga rinforzato il front office commerciale con le assunzioni concordate con l’accordo per quota 100 e che vengano intraprese tutte quelle azioni opportune ed essenziali per migliorare le condizioni della forza lavoratrice.

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