LA SASSATA WEB: L’ASCENSORE – N.8

L’ASCENSORE

di Alessandro Saponaro


 

La richiesta aziendale, più o meno amplificata dai responsabili, di raggiungere una certa percentuale di compilazione (70%) del proprio profilo su “about me”, sta suscitando, oltre a dubbi sull’obbligatorietà, obiezioni e perplessità che riguardano essenzialmente la privacy.

Come accennato, l’azienda si aspetta uno standard di partecipazione che è esplicitato attraverso la percentuale di completezza dei profili: la fotografia personale a tal proposito è una parte abbastanza marginale, pesa il 5%, ben più voluminose sono le sezioni che riguardano il proprio percorso professionale e il “pitch”, ovvero le due parole di presentazione, che pesano per il 25% circa.

In sintesi non si può raggiungere la soglia del 70% (target del tutto interno a HR) senza compilare queste due sezioni e senza inserire una decina di skill da pescare in un catalogo banca. Ferma restando la non obbligatorietà della compilazione anche solo parziale, è altresì facile raggiungere percentuali alte di compilazione senza condividere nulla che in azienda non sia già alla luce del sole.

L’aspetto della privacy dunque non è l’unico ad avere un peso.

Il corto circuito più grave, allo stato attuale, sembrerebbe essere la sezione sulle proprie “skill”, visibile a tutti e nella quale esiste la facoltà di confermare quanto dichiarato da un collega.

Quando si assiste a discussioni surreali in ascensore, in cui qualcuno si rammarica e vorrebbe poter, non confermare una skill altrui, bensì contestarla, (oppure più secco: “si rammarica di non poter contestare una “skill” altrui”) un campanello suona inevitabilmente.

La banca naturalmente non ha previsto la possibilità di contestare i profili degli altri ma ingenuamente il dubbio viene: dando la facoltà di confermare, non si mette implicitamente in moto un meccanismo già ampiamente alimentato? Non è che casualmente si innescando ulteriori spunti di competizione fra colleghi?

Il caso del collega che vuole contestare le capacità “del vicino” è certamente, ci si augura, un caso limite ma un sistema del genere (pubblico e interattivo) che responsabilizza “gli utenti” a dichiarazioni in buona fede, non moltiplica anche occasioni di paragone e recriminazione? Erano così imprevedibili implicazioni che alimentano il peggiore spirito di competizione possibile?

Forse erano più che prevedibili.