Io a Napoli… non C.R.E.O.!

Quando gestire le Imprese diventa un Impresa a… Rischio!

L’asticella del fatturato si è alzata sino a 30/mln di euro e tanti clienti son passati in gestione dal Corporate al Centro Imprese del Retail, meglio conosciuto come C.R.E.O.

Una Clientela abituata ad essere seguita con tempi e modi adeguati ad un target che, da sempre, è stato fiore all’occhiello della nostra Banca.

Vero è che non è facile come un tempo sviluppare clienti in questo particolare segmento, anche per il fenomeno della cd “desertificazione industriale” che sta colpendo negli ultimi anni il nostro Sud.

Ma, proprio per questo, è altrettanto vero che, nei momenti storici ed economici più complessi e difficili, bisogna tendere ad una maggiore competitività per sopravvivere, ad una più alta e distintiva qualità del servizio, soprattutto se stiamo parlando di un target di clientela che richiede un elevato grado di specializzazione professionale.

Un’attività, quindi, che, a nostro giudizio, dovrebbe poter contare su un adeguato  supporto tecnologico ed organizzativo.

Questo nel mondo dei ..”dovrebbe”.

Nel nostro C.R.E.O., invece, nonostante le segnalazioni già abbondantemente fatte dai colleghi anche nelle assemblee dei lavoratori dedicate, il lavoro è ancora basato sullo sviluppo di liste  di potenziali clienti fornite dalle strutture centrali che poi, dopo tutto il lavoro commerciale ed amministrativo propedeutico alla loro acquisizione, si scopre non avere i requisiti e/o i presupposti per fare questa o quell’operazione e, quindi, aprire un rapporto con il nostro istituto.

Non solo, la richiesta di vendita e di risultati a tutti i costi fa sì che, la gestione di questo particolare target di clientela, sia quasi snaturata.

Si pretende di fare un’attività massiva ed esasperata, caratteristica del mass market, con clienti imprese con fatturati da decine di milioni di euro e, quindi, con esigenze consulenziali specialistiche e personalizzate.

Il tutto, spesso, anche attraverso processi di gestione del rischio, come dire, ..smart.

Il risultato è che, il cliente, non sentendosi seguito adeguatamente, avvertendo che dal nostro istituto arriva solo la proposta di vendita del prodotto del momento, magari più per i margini che assicura alla Banca che per rispondenza al suo fabbisogno finanziario, invece di fidelizzarsi, si guarda intorno e si rivolge ai competitors.

A chi tocca fare sviluppo e contestuale gestione delle posizioni in portafoglio, non è riservata certo sorte migliore.

Con un numero di assistenti imprese davvero all’osso, gran parte del lavoro di kyc scadute, rinnovo pratiche di fido e nuove proposte, senza considerare il dover fronteggiare le istanze dei clienti derivanti dagli innumerevoli disservizi patiti per problemi organizzativi ed IT, ricade sempre sul gestore.

Tutto ciò, però, non lo risparmia dal beccarsi la sua razione quotidiana di pressioni commerciali, motivate magari dal mancato raggiungimento di obiettivi calati unilateralmente sulla base di un mondo produttivo perfetto e funzionante cosa che, ovviamente, non è.

Al danno si aggiunge altro danno, laddove si è immaginata la gestione di questa clientela esigente e qualificata quasi alla stessa stregua del mass market.

Pare si siano del tutto dimenticate le responsabilità che la gestione della clientela, in particolare quella in discorso, comporta e che richiederebbero tutta un’altra serenità di ambiente, salvo poi a pretendere un lavoro perfetto dal punto di vista della compliance.

Da una parte il titolare della pizzeria che ti frusta affinché tu riesca a battere il record di 10 pizze al minuto, dall’altra, il titolare della fabbrica di orologi svizzeri che ti richiede, senza deroghe, la massima precisione nella produzione.

Come dire… Tra incudine e martello!

In questo contesto, non possiamo assolutamente accettare il controllo quotidiano ed asfissiante della produttività che arriva a ledere il rapporto fiduciario di lavoro, soprattutto se si parla di quadri direttivi che, c’era una volta, avevano la considerazione dovuta a chi rappresentava all’esterno, come nell’operatività interna, la Banca, ed oggi invece vengono solo mortificati dall’istituto.

Consideriamo altrettanto inaccettabile, quindi, che, il management napoletano, modello “incudine e martello”, dopo aver mortificato verbalmente e con azioni tanti dei nostri colleghi e li abbia ridotti ad un silenzio rassegnato, li abbia poi colpiti con rimproveri per iscritto ed accuse di negligenza, senza nemmeno rispettare la forma e la procedura prevista dal nostro contratto, o, addirittura, con provvedimenti disciplinari sospensivi del rapporto di lavoro.

Un grave errore che la Banca sta facendo da tanti punti di vista, non escluso quello morale, laddove stiamo parlando di persone, colleghi, che sono stati da sempre additati ad esempio per abnegazione al lavoro e professionalità ed ora invece, vengono allontananti dal Centro Imprese e posti a rischio demansionamento sotto gli occhi e lo sgomento di tutti.

Dopo questa esamina della situazione che, riteniamo, in molti considereranno pienamente condivisibile, non possiamo non domandarci dove stiamo andando? A quale modello di banca stiamo tendendo se non quello della bieca “spremitura dei limoni”.

“Per fortuna” che i risultati di siffatta “Gestione” parlano chiaro …con buona discontinuità rispetto al passato, Ultimi a livello Nazionale!

Con l’auspicio che la nuova responsabile di territorio condivida queste nostre considerazioni per un opportuno cambio di registro, al contempo ci auguriamo, per il bene dell’azienda e con il dovuto rispetto, che il Dott. Gigi Lasio faccia una sincera autocritica su alcune scelte operate negli ultimi mesi per non ripetere in altri territori, quelli che i risultati ci dicono essere stati, dei palesi errori.

Come dire: Io, a Napoli, non… CREO!

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