LA SASSATA WEB: COVID-19, TANTE BATTAGLIE VINTE E MOLTO ANCORA DA FARE – N.16

COVID-19, TANTE BATTAGLIE VINTE E MOLTO ANCORA DA FARE

di Tommaso Vigliotti


Siamo oramai a due mesi dall’esplosione del contagio nel nostro Paese.

La situazione è ancora critica, in particolare in alcune regioni, e le convivenze con il virus da un lato e con le misure restrittive stanno mettendo a dura prova tutti noi, i nostri cari, le nostre famiglie. Lo è ancor più per quelle categorie e quelle attività che, come la nostra, non ha mai smesso di lavorare, per il bene del Paese in quanto servizio pubblico essenziale.

Non possiamo abbassare la guardia ma necessariamente dobbiamo guardare avanti, a quella “fase 2” di cui tanto si parla e per la quale è al lavoro l’ennesima task force. In attesa del nuovo decreto che disciplinerà la ripresa, che necessariamente dovrà essere lenta e graduale per non ripiombare nell’abisso, diverse ordinanze regionali si susseguono e si rincorrono, individuando misure di protezione e di cosiddetto “distanziamento sociale” anche diverse tra loro, con le quali tutti dovremo presto prendere confidenza se vogliamo ritrovare un barlume di normalità, che non sarà – forse per lungo tempo – “normale” secondo i nostri canoni classici “antecovid19”.

Un domani, forse, misureremo le epoche come “prima” e “dopo” il coronavirus e parleremo ai nostri figli e nipoti ricordando “i tempi della quarantena”.

Ma intanto dobbiamo concentrarci sull’oggi per essere preparati ad un domani che si avvicina velocemente.

Gli stessi provvedimenti adottati dal Governo per sostenere i redditi delle famiglie e la liquidità delle imprese (moratorie, decreto sulla cassa integrazione, decreto liquidità), si affidano completamente al sistema del credito e si basano, fortemente, sul ruolo delle banche e sulla loro solidità per realizzare, anche attraverso anticipazioni e finanziamenti, quegli stessi interventi. In questi ultimi giorni forti sono le tensioni nella clientela per l’accesso alla liquidità, a causa anche della superficiale opera di comunicazione del Governo e delle forze politiche, orientata più alla propaganda che all’informazione ed è stato necessario un nuovo intervento dei Sindacati del settore per chiedere al Ministro dell’Interno ed ai Prefetti di vigilare per garantire la tutela, in questo caso fisica, dei lavoratori dele banche.

Nel nostro settore molto si è fatto a livello centrale grazie all’attività dei Segretari Generali ed al confronto con ABI: dal protocollo del 16 marzo sulle misure di prevenzione, contrasto e contenimento del contagio, all’accordo del 16 aprile scorso sul ricorso alle prestazioni ordinarie del fondo di solidarietà che, per le banche che vorranno farvi ricorso, previo accordo sindacale, e con integrazione delle spettanze a carico della banca, si potranno riconoscere, in sostanza, permessi retribuiti aggiuntivi.

Le varie banche, però, non si sono mosse tutte allo stesso modo e con gli stessi tempi di reazione.

In Bnl molto è stato fatto e si sta facendo, seppur inizialmente con grave e colpevole ritardo e con errori di cui, chi ha le responsabilità più elevate, sarà chiamato a rispondere.

In BNL, non senza difficoltà ed esclusivamente grazie al pressing delle Organizzazioni Sindacali ed al confronto continuo intrattenuto con la funzione aziendale di Politiche del lavoro (già relazioni industriali), siamo riusciti ad ottenere, anche prima che fossero previsti dai protocolli ABI, dispositivi di protezione quali mascherine, gel e divisori in plexigass (la prima distribuzione, non priva di ritardi ed incidenti, è oramai terminata e si avvia la seconda fornitura).

Non è stato facile, non sono mancati momenti di tensione (ed alcune cose, a tempo debito, le dovremo necessariamente chiarire con chi guida la banca), ma poi anche le iniziali resistenze sono state abbattute.

Per lunghe settimane notevole era la distanza, e duro è stato il confronto, anche circa l’accesso alle filiali. Chiedevamo da tempo che si potesse accedere solo su appuntamento e anche questo obiettivo, oramai consolidato, una volta centrato ci ha consentito di alzare l’asticella e puntare ad individuare la lista delle operazioni, in ossequio alla logica del “servizio pubblico essenziale”: in filiale si devono svolgere solo le sole operazioni essenziali non realizzabili a distanza.

Anche questo non è stato subito pacifico e il confronto con la banca era sulla consulenza e sulle attività commerciali in filiale: per la banca, per diversi giorni, era giusto consentirli su appuntamento. Per noi, solo da remoto (in ossequio sempre al principio per cui in filiale ci si debba recare per le sole operazioni essenziali non realizzabili a distanza).

Ha prevalso il nostro principio, che poi era semplicemente buon senso! E alla fine anche nella comunicazione istituzionale della banca, rivolta a colleghi e clienti sui canali ufficiali, la consulenza rientra tra le attività a distanza (telefonica). Sono consapevole che nella pratica, nel quotidiano, sarà difficile far rispettare queste previsioni e che continueremo a trovarci a fronteggiare situazioni critiche: ma non dobbiamo rinunciare a pretendere, sempre e comunque, soprattutto quando saremo nella “fase 2”, il rispetto di queste regole adottate per tutelare la salute nostra e dei clienti.

Lo Smart Working (lavoro agile, in remoto o, per usare il lessico aziendale, “flexi”) è stato e continuerà ad essere una misura necessaria e indispensabile per mantenere quel distanziamento sociale sui luoghi di lavoro, tra colleghi e con la clientela, che è la principale misura di garanzia dal rischio contagio.

Un fenomeno negativo, che è un male che pare più incurabile del virus contro il quale prima o poi il vaccino verrà individuato, e che ha seguito tanti di noi anche nel lavoro da casa, è rappresentato dalle odiose, indegne ed insopportabili pressioni commerciali. Continueremo il contrasto a questo male, ma una soluzione andrà trovata: e se non la Banca non si assumerà le proprie responsabilità, le alternative saranno o l’immunizzazione generale, o la caccia all’untore. E nessuna delle due ci pare auspicabile.

Per fronteggiare la chiusura delle scuole ed aiutare i genitori, abbiamo convinto la Banca a far ricorso alla nostra Banca del Tempo Solidale: dapprima con criteri di accesso riferiti a casi di maggiore necessità, dalla scorsa settimana anche con un ampliamento di tali requisiti.

Già da giorni ci confrontiamo con l’azienda sulle misure che ci dovranno tutelare, nella fase 2, in occasione del graduale rientro in azienda.

Operiamo, insieme e con unità, per un futuro più sereno!