BANCHE: SINDACATI, ESPOSTO CONTRO INACCETTABILE CLIMA D’ODIO VERSO I BANCARI

Denuncia a tutte le Procure della Repubblica in Italia da parte dei segretari generali di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin che criticano duramente gli attacchi alla categoria: «Se ci scappa il morto, la responsabilità è della cattiva informazione». Allertato il ministro dell’Interno Lamorgese

Roma, 6 maggio 2020. I segretari generali di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin – Lando Maria Sileoni, Riccardo Colombani, Giuliano Calcagni, Massimo Massi ed Emilio Contrasto – presentano un esposto a tutte le Procure della Repubblica in Italia, informando contestualmente il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, per denunciare il crescente e inaccettabile clima di odio contro il settore bancario e, in particolare, verso la categoria delle lavoratrici e dei lavoratori delle banche. «Si tratta di un clima di odio pericoloso che trae origine dalla necessità di individuare a tutti i costi un colpevole per i ritardi che si stanno verificando in relazione al decreto liquidità del governo e ai prestiti garantiti dallo Stato, che vengono erogati con alcune difficoltà mai imputabili alle lavoratrici e ai lavoratori bancari. Negli ultimi giorni, l’attenzione di tutti i media su questo argomento è cresciuta sensibilmente e, peggio ancora, vengono diffuse e mandate in onda telefonate registrate con gli operatori bancari, con il solo becero obiettivo di dare la colpa a qualcuno. Se si verificheranno violenze fisiche gravi o, peggio, se ci “scapperà” il morto, la colpa sarà sia di chi ha contribuito a scatenare questo clima d’odio sia di chi fa cattiva informazione» commentano Sileoni, Colombani, Calcagni, Masi e Contrasto. Nelle ultime settimane, la tensione nella rete delle filiali è cresciuta costantemente, con casi di violenze e aggressioni verbali, minacce, offese, insulti, soprusi, sputi. E poi vetrine prese a sassate, ruote delle autovetture bucate e perfino finti pacchi bomba. Da Bari a Torino, passando per le isole, nelle ultime settimane, assieme all’esasperazione collettiva per l’emergenza legata al Coronavirus, le lavoratrici e i lavoratori delle banche soni finiti letteralmente “sotto attacco” da parte della clientela.
Ecco, qui di seguito, una rassegna di casi di insulti e attacchi ai dipendenti degli istituti, in parte raccontati dalle cronache locali e in parte raccolti dalle strutture territoriali e dai rappresentanti aziendali e di gruppo delle organizzazioni sindacali.

Salerno, cliente senza mascherina minaccia il personale. Martedì scorso, un correntista di una banca di Salerno entra in filiale senza alcuna protezione personale: non indossava né mascherina né guanti. La ragione della visita era ottenere una attestazione Isee (indicatore sintetico equivalente della situazione economica) che era stata chiesta per e-mail, nonostante le regole interne alla banca non lo prevedano. Il cliente non aveva concordato l’appuntamento, come stabilito da un accordo tra Abi e sindacati del settore del 24 marzo scorso per far fronte all’emergenza Covid-19, e pretendeva di ottenere subito il documento richiesto. Ma il documento non era stato stampato e il cliente, con uno scatto d’ira, ha cominciato a minacciare e a offendere pesantemente il personale dell’agenzia bancaria. La situazione è tornata sotto controllo solo quando l’Isee è stato consegnato dal vicedirettore, intervenuto per calmare la situazione.

Cassiere pesantemente aggredito (verbalmente) a Bari. Filiale bancaria a Bari. All’inizio della scorsa settimana, di prima mattina, entra in banca un uomo per chiedere di cambiare un assegno emesso da un cliente dell’agenzia. Saldo non sufficiente e richiesta respinta dal cassiere che prova, comunque, a chiedere l’autorizzazione al superiore. Niente da fare: l’incapienza del conto corrente non è derogabile. Appresa la notizia, il beneficiario dell’assegno ha subito aggredito verbalmente il dipendente della banca, con toni sopra le righe e minacce esplicite finalizzate a ottenere il denaro richiesto.
Segue telefonata tra l’uomo entrato in banca e il titolare del conto, che immediatamente chiama telefonicamente il cassiere e giù pure lui con una raffica di insulti e parolacce. Al termine di un doppio diverbio, salta fuori il disguido: il correntista aveva versato la stessa mattina 7.500 euro in contanti in uno sportello Bancomat, ma l’operazione, per ragioni e ritardi tecnici e non addebitabili al bancario, scoperti solo successivamente, non era stata contabilizzata. Fatto sta che l’aggressione verbale è proseguita anche quando è stato comunicato il rinvio dell’incasso di 24 ore.

Code al Monte pegni di Torino: sotto assedio l’ingresso dei lavoratori. Al Monte Pegni di Torino, i clienti sono arrivati letteralmente ad assediare l’ingresso riservato ai lavoratori. La corsa allo sportello di queste ultime settimane trae fondamento da una serie di problemi che stanno esasperando la situazione. Le scadenze sui pegni possono essere rinnovate solo di persona in filiale; con le aste bloccate dall’inizio del lockdown. Buona parte della clientela teme che alla riapertura i beni siano venduti immediatamente e non ci sia il tempo né di riappropriarsene né di rinnovare il contratto di pegno.
Peraltro, non sono stati sospesi immediatamente gli interessi e alla base del mancato congelamento ci sarebbero questioni contrattuali. Fatto sta che ogni mattina si formano file anche di 1.000 persone e assembramenti piuttosto nutriti. Si lavora, da sempre, senza appuntamento. Le code di queste ultime settimane sono legate anche dall’apertura a giorni alterni della filiale (meno personale a disposizione per ragioni di salute ed era stato segnalato un caso di Covid-19). Non a caso, è ormai presente una copertura fissa delle Forze dell’ordine (15 agenti), spesso in borghese, anche a motivo della presenza di usurai in strada a caccia di affari con cittadini disperati e senza soldi. Una disperazione che, pochi giorni fa, ha spinto un gruppo di clienti ad assediare l’ingresso secondario del Monte pegni all’orario di uscita, nel tentativo di bloccare il personale all’interno e costringerlo a eseguire le operazioni allo sportello. Non si sono registrati episodi di violenza, tuttavia, per gestire al meglio l’afflusso interno e la presenza all’esterno del Monte, il direttore quotidianamente distribuisce numeri “elimina-code”.

Tanica di benzina e cartuccia in un pacco sospetto ad Alghero. Una scatola di cartone all’interno della quale erano state nascoste una tanica di benzina da 5 litri e una cartuccia calibro 12. È quanto hanno trovato gli artificieri dei carabinieri dentro il pacco sospetto rinvenuto nei locali della filiale di una banca ad Alghero, che lunedì 20 aprile ha riaperto dopo il weekend e che, come per tutti gli istituti di credito in Italia, sarebbe stata pronta a ricevere le prime richieste per i prestiti da 25.000 euro per le imprese introdotti con il decreto “liquidità”. I militari hanno parlato di «un evidente atto intimidatorio nei confronti dell’istituto di credito, compiuto da ignoti nella notte». Secondo le verifiche degli artificieri, il plico non conteneva alcun congegno funzionale all’innesco.

Falso allarme a Catania per una busta sospetta. Lunedì 20 aprile, una borsa contenente saponi e detersivi è stata dimenticata per strada dal suo acquirente, andato via in autobus: una situazione che ha fatto scattare l’allarme bomba nel centro di Catania. Sono stati immediatamente attivati i protocolli di sicurezza, con la messa al sicuro della zona e l’intervento degli artificieri della Polizia supportati dai Vigili del fuoco. L’area, finito l’allarme, è stata liberata. La borsa era stata abbandonata davanti a una filiale bancaria; in una prima fase, l’episodio era stato collegato alle tensioni delle ultime settimane in varie agenzie bancarie in Italia e, in particolare, all’avvio delle richieste dei prestiti garantiti dallo Stato.

No allo “scoperto” di conto, a Varese ruote bucate al direttore. Uno degli ultimi casi si è registrato vicino a Varese. Erano in due, marito e moglie, commercianti. Chiedevano uno “scoperto” di 5.000 euro sul conto. «Ma purtroppo non potevamo concedergli quel prestito, non c’erano le condizioni. Ho provato a spiegarglielo, capisco la preoccupazione di questo periodo, però il tono è diventato subito insostenibile» hanno detto i dipendenti della filiale. E giù insulti, pugni allo sportello, minacce, calci alla porta e poi, ancora, grida fuori della banca. Sembrava finita lì, se non fosse che il direttore della filiale, intervenuto per dare man forte al collega, alla fine della giornata di lavoro ha fatto una scoperta: squarciate le quattro ruote della sua auto.

Sassate contro la filiale, vetrina in frantumi a Collecchio. In una banca di Collecchio un artigiano, un paio di settimane fa, è entrato chiedendo di prelevare 1.200 euro, ma non aveva quei soldi sul conto. Quando la cassiera gli ha fatto notare che non era possibile, ha perso il controllo. Dopo gli insulti, accompagnato alla porta, ha iniziato a prendere a sassate la filiale. «Con grosse pietre» ha detto chi è intervenuto. Fino a quando, l’uomo ha mandato la vetrata in frantumi.

Prestiti a rilento, insulti a Verona. Insulti ai bancari in una filiale di Verona, martedì scorso, da parte di clientela in coda per chiedere i prestiti garantiti dallo Stato col decreto liquidità. «Le frustrazioni dell’utenza si stanno scaricando sugli impiegati, che in alcune filiali sono stati oggetto di pesanti offese» hanno denunciato la Fabi e gli altri sindacati veronesi.

Ad Aversa e Gallarate sputi in faccia ai bancari. A Gallarate, a fine marzo, un correntista insofferente alle code causate dalle norme del «distanziamento sociale» ha iniziato a sputare in faccia a tutti, compreso lo sportellista accorso per tentare di riportare la calma. «Ho il virus!» urlava e sputava. Stessa scena, quasi identica, ad Aversa, dove un correntista esasperato ha iniziato spintonando e ha finito col prendere a botte il sindaco che, casualmente, passava di lì e chiedeva il rispetto delle distanze di sicurezza.

Banca chiusa, tensione in strada a Bari: «Fate schifo». Il caso più noto, siamo ai primi giorni di aprile, è quello di Bari. Perché è stato ripreso in diretta da un balcone e rilanciato su Facebook. Marito e moglie, entrambi al lavoro in un piccolo negozio di bomboniere chiuso dall’11 marzo, si sono presentati in banca per chiedere un prestito, anche soltanto 50 euro. Ma la banca era chiusa. Lui ha iniziato a prendere a calci la saracinesca, lei urlava disperata: «Siamo senza soldi! Fate schifo! Lo Stato fa schifo. Come dobbiamo fare? Come facciamo a vivere? Non abbiamo più niente in casa, vi prego venite a vedere nella mia cucina, non abbiamo più neanche la farina. Mia madre è un mese che non prende le medicine, vogliamo solo mangiare».
Due guardie hanno cercato di calmarli, un passante ha regalato 50 euro a testa. I due se ne sono andati via furibondi, urlando ancora contro quella filiale chiusa: «Fate schifo! Vi nascondete lì dentro. Voi avete lo stipendio, ma noi non sappiamo neanche quando potremo riaprire».

Scarica il Comunicato Ufficiale