Napoli: La mia banca è “indifferente”

Certo non ci aspettavamo “ un atto d’amore” tuttavia una maggiore responsabilità, trasparenza e equità l’auspicavamo proprio in virtù “dell’impegno, la serietà e la forte cooperazione dimostrate dai colleghi durante la difficile fase che abbiamo vissuto e stiamo vivendo insieme”. Ma il nostro “padrone” non è differente.

Avevamo apprezzato la scelta di una ripartenza diversa dalla data del 4 maggio indicata dal DPCM, i fatidici 14 giorni dall’inizio generalizzato, avrebbero permesso di verificare l’impatto per una eventuale malaugurata ripresa del contagio.

Consapevoli , come tra l’altro dichiarato dalla stessa azienda, che solo parte dei lavoratori le cui attività operative sono legate alle moratorie in corso e/o ad altri adempimenti connessi al c.d. Decreto Liquidità, potessero dover dare un maggior contributo sempre ché queste attività non potessero essere svolte in Smart Working.

Come al solito tra le dichiarazioni d’intenti, utili solo a mostrare “il lato buono” delle scelte programmate, e la messa a terra organizzativa, assistiamo alle solite incongruenze e fughe in avanti, ancor più inspiegabili visto che gli stessi personaggi che partecipano alla stesura delle comunicazioni sono anche i responsabili organizzativi.

Premesso che non tutti i lavoratori dei team coinvolti pare si dedicheranno esclusivamente alle moratorie e agli adempimenti connessi al c.d. Decreto Liquidità, non comprendiamo perché ci si debba nascondere dietro un tale nobile fine.

È evidente che si debba responsabilmente quanto prima riprendere una normale produttività ma questo deve avvenire tutelando la salute dei lavoratori. Al di la delle roboanti dichiarazioni di responsabilità a noi interessa conoscere come queste vengono declinate nei vari territori e come incidono sulla vita dei lavoratori.

La scelta dei colleghi coinvolti per questa prima fase è avvenuta senza entrare nel merito delle condizioni critiche che alcuni di essi, più di altri, devono affrontare in questa fase, come ad esempio la distanza dal luogo di lavoro, gli eventuali mezzi pubblici utilizzati, se le lavoratrici hanno figli piccoli, ecc. per evitare disagi e assenze a vario titolo. Tutte questioni che si sarebbero potute affrontare territorialmente avendo conoscenza anche dei limiti dei servizi di trasporto della nostra regione.

Avevamo chiesto per quanto concerne il sito di Torre Saverio un coordinamento con le altre aziende che insistono nell’edificio al fine di poter meglio modulare le entrate e le uscite dei lavoratori.

Avevamo chiesto, almeno per questo particolare momento, che si potessero aprire le finestre per permettere un evidente e certa aerazione dei locali che al di la delle dichiarazioni sulle certificate modifiche della manutenzione che dovranno essere fatte, avrebbero rassicurato e confortato molto di più i colleghi.

Inoltre ci chiediamo perché mai in maniera poco responsabile si è deciso sin da subito di tagliar fuori dalla possibilità di un utilizzo più ampio dello Smart Working l’intera rete

Eppure sono stati quei lavoratori che più hanno messo a rischio la propria salute e quella dei propri familiari dai primi giorni e ancora gli si chiede un maggior sacrificio. Certo ogni guerra ha le sue truppe d’assalto ma mandarle in trincea con le scarpe di cartone e privarli anche dell’elmetto è davvero insopportabile.

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