LA SASSATA WEB: Wonder MUM! – N.23

WONDER MUM!

di Sara Bertoni


Spesso ci viene domandato: «se potessi decidere tu la durata di una giornata, di quante ore avresti bisogno per svolgere tutte le tue attività?».

Altrettanto spesso molte di noi rispondono che 48 ore non sarebbero sufficienti.

Se questa stessa domanda la ponessimo ad una mamma, ad una mamma di tre bimbi che lavora full time e magari su turni? Se poi, giusto per aggiungerci una complicanza in più, fosse anche separata?

Penso che interrogativi di questo tipo siano assolutamente doverosi: condizioni di questo tipo sono la vita reale di molte mamme e riflettere su quanto sia complicato cavarsela è il giusto punto di partenza per chi voglia impegnarsi nel dare una mano.

La strategia di queste mamme è tutto sommato semplice: devono sperare di portare a casa ogni giorno una vittoria giocando una partita di Tetris.

Sono una ragazza di 34 anni e ho tre bambini piccoli, abbastanza piccoli da non essere autonomi e indipendenti e, lavorando anche su turni, ogni santo giorno appena sveglia mi chiedo come potrò farcela ad arrivare sana e salva alla sera…

Già, perché, come se non bastasse la separazione, l’attività organizzata su una turnistica quasi surreale per chi deve gestire i propri figli complica al cubo la situazione.

Nonostante si possa razionalmente cercare di organizzare giornalmente, a volte settimanalmente, la gestione di ogni impegno, purtroppo c’è quella fantastica variabile chiamata imprevisto, che in condizioni di partenza come queste sarebbe meglio definire “guaio infinito”.

Le mamme non possono permettersi di trovarsi di fronte ad un imprevisto senza che lo stesso rientrasse già nelle millemila ipotesi preventivamente fatte: “se arrivo tardi in ufficio perché impiego troppo tempo a portare i bambini a scuola? E se mentre sono a lavoro mi chiamano dalla scuola dicendomi che mio figlio si sente poco bene? E se mio figlio si ammala per troppi giorni consecutivi? Posso chiedere, oltre la malattia prevista per il minore (non retribuita e con un numero di giorni limitati previsti nell’arco dell’anno) di prestare comunque la mia attività magari da casa? E se con tutti questi permessi e riduzioni retributive non riesco poi a comprare ciò di cui hanno bisogno?”

Pensi di poter chiedere aiuto a chi in ufficio detiene ruoli di responsabilità, ma le cose non filano lisce come ti aspettavi: richieste percepite come troppo onerose per strutture che spesso si dimostrano irragionevolmente rigide; richieste ritenute persino pretenziose per chi ci dirige e che probabilmente dovrebbe provare a vivere un giorno, un solo giorno di queste vite, della vita di ogni mamma, che mette tutta se stessa per essere una brava mamma ed una diligente lavoratrice.

Spesso si è costrette a fronteggiare la mancata possibilità di cambi turno, a meno che non si verifichino coincidenze astrali stabilite dalla struttura stessa, oppure la mancata possibilità – anche e soprattutto in questo durissimo e difficoltoso periodo di emergenza nazionale – di lavorare al 100% in smart working.

Quello che più irrita e ferisce è la mancata comprensione del fatto che dietro la giornata di chi sceglie di mettere al mondo dei figli e al contempo di lavorare (perché si deve lavorare!) ci sono tante, troppe, difficoltà e spesso non vengono adeguatamente considerate. Non solo: si è sottoposte anche all’umiliazione di essere considerate un rischio (quello che informalmente qualcuno definisce “rischio maternità”) e di vedersi superate e sorpassate da chi può garantire maggiori “certezze” e “sicurezze” al capo di turno.

Chi può aiutare a far considerare le nostre difficoltà e far ascoltare le nostre richieste? Richieste semplicemente “umane”, intendiamoci, che a volte i nostri responsabili non vogliono nemmeno fermarsi ad ascoltare.

La voglia di lavorare, la volontà di lavorare bene, i multipli sforzi di ogni giorno non sono apprezzati anzi vengono quasi “pretesi”, come se fossimo macchine progettate per rispondere alle esigenze di una realtà aziendale che dei nostri bisogni e delle nostre difficoltà non tiene proprio conto, considerandole “seccature” da gestire

Ogni sera, quando puoi concederti riposo anche tu, quando speri di non aver dimenticato nulla, di aver calcolato al minimo dettaglio ogni possibile scenario che dovrai fronteggiare nella successiva giornata, pensi che sei “sopravvissuta alla giornata”, consapevole di voler continuare a lottare ed impegnarti, facendo pienamente il tuo dovere, orgogliosamente mamma e orgogliosamente lavoratrice.

Siamo certe, e Unisin di ciò dimostra da sempre di essere  convinta, avendo peraltro costituito un Dipartimento (Unisin Donne) a ciò dedicato, che una mamma non è un peso o un ostacolo al successo aziendale, anzi! La nostra sensibilità, la nostra attenzione, la nostra quasi fisiologica premura, sono tutte caratteristiche che possiamo riversare nel nostro quotidiano professionale e possono essere impiegate per portare a casa successi utili all’azienda e ai lavoratori, sia in termini di clima generale, che in termini di risultati quantitativi.

La nostra tenacia è proverbiale e sappiamo di essere capaci di svolgere tutte le nostre attività seppur con molta fatica, ma è dura gestire la mancata motivazione che spesso ti assale, quando sai che basterebbero comprensione e una mano sulla spalla che ti dice: «brava, ottimo lavoro!».