AUMENTA L’IMPEGNO DELLE ISTITUZIONI PER FRONTEGGIARE IL FENOMENO DELL’USURA: DIVERSI GLI OBBLIGHI IN CAPO AI LAVORATORI

L’emergenza sanitaria da Covid-19 si è trasformata in crisi economica e finanziaria soprattutto per le imprese. In questa situazione di incertezza cresce il rischio usura.

L’allarme è stato lanciato nelle ultime settimane dall’UIF che ha segnalato l’aumento dei fenomeni fraudolenti legati alle difficoltà oggettive per le aziende di accedere al credito.

UNISIN – Falcri Silcea Sinfub da sempre esprime una forte sensibilità al tema: la nostra Organizzazione insiste da tempo sul ruolo del credito e del radicamento degli Istituti su tutto il territorio nazionale, al fine di evitare che organizzazioni criminali possano approfittare delle lacune eventualmente venutesi a creare. Sul punto, in particolar modo in relazione alla crucialità della presenza delle Banche nel Sud, il Segretario Generale ha avuto modo di esprimersi anche il 10 gennaio scorso, in audizione presso la Commissione Finanze della Camera (clicca qui).

Per agevolare la valutazione sugli eventuali profili di sospetto riciclaggio o di finanziamento di attività criminali, l’UIF ha messo a disposizione gli indicatori di anomalia per gli intermediari. Questi strumenti permettono di ridurre i margini di incertezza delle valutazioni che ogni professionista ha il dovere di fare e di contenere gli oneri relativi agli obblighi di segnalazione di operazioni sospette.

A seguito dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia Covid-19 è salito il rischio di usura. L’allarme è stato lanciato nelle ultime settimane direttamente dall’UIF (Unità di informazione finanziaria per l’Italia) che ha segnalato l’aumento dei fenomeni fraudolenti legati alla fragilità finanziaria delle imprese in questo particolare periodo storico.

Tutti i professionisti soggetti alla normativa sull’antiriciclaggio hanno l’obbligo di individuare e di segnalare i comportamenti anomali, anche al fine di evitare sanzioni e gravi responsabilità personali conseguenti ai mancati adempimenti.

La lotta al riciclaggio di denaro sporco e al terrorismo internazionale sono due elementi cari agli Stati membri dell’Unione europea, alla continua ricerca dell’integrità del sistema economico finanziario interno, senza dimenticare i risvolti fiscali che il fenomeno riveste.

Infatti, l’inserimento di capitali provenienti da attività illecite nel tessuto economico legale lede il principio elementare della libera concorrenza e modifica l’economia stessa alterandone i meccanismi.

Per questo motivo ogni cittadino dovrebbe combattere le condotte criminose e per i professionisti è necessario conoscere quei segnali che potrebbero indicare la volontà di riciclaggio di denaro o del finanziamento del terrorismo.

È del tutto evidente, e UNISIN sul punto ha sempre insistito molto, come certi fenomeni siano strettamente connessi a parentesi di crisi e di aumento della povertà, laddove il cittadino (come la piccola impresa) necessiterà di accedere al credito, disponendo peraltro di minori garanzie a causa della crisi stessa. Come è altrettanto evidente, e su questo aspetto il Segretario Generale ha insistito nel suo intervento in Commissione Finanze, che la presenza capillare delle Banche, soprattutto nei territori caratterizzati da maggiore depressione economica, è cruciale al fine di evitare “sostituzioni” da parte di chi intende speculare ponendo in essere attività criminose quali l’usura.

Per agevolare la valutazione sugli eventuali profili di sospetto di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo o di attività criminali in genere, l’UIF fornisce un utile strumento: gli “indicatori di anomalia per gli intermediari”.

Grazie ad essi è possibile ridurre i margini di incertezza delle valutazioni personali che ogni professionista ha il dovere di fare; allo stesso tempo permettono il contenimento degli oneri e l’adempimento degli obblighi di segnalazione di operazioni sospette da parte dei soggetti obbligati in generale.

Gli indicatori di anomalia consistono in una elencazione a carattere esemplificativo di comportamenti della clientela da ritenere “anomali” e quindi potenzialmente caratterizzanti di intenti criminali.

Il D.Lgs. n. 231/2007 ha attribuito alla UIF il potere di emanare e aggiornare sia gli indicatori di anomalia che gli schemi di comportamento anomalo «al fine di agevolare l’individuazione delle operazioni sospette, (…) vengono inoltre pubblicati nella Gazzetta Ufficiale e su di una apposita sezione del proprio sito istituzionale».

Il compito della UIF è coerente con il ruolo centrale che riveste: essendo deputata a ricevere tutte le segnalazioni di operazioni sospette, è scontato considerarla l’autorità più idonea a comprendere le operazioni sospette. L’elenco non deve essere considerato esaustivo né tassativo, anche a causa della continua evoluzione delle modalità di svolgimento delle operazioni e delle innovazioni tecnologiche spesso usate a supporto.

La sola presenza di qualche indicatore non è da considerarsi elemento sufficiente per la segnalazione in automatico di una operazione sospetta; allo stesso tempo l’assenza di indicatori previsti nell’elenco non può escluderla a priori.

Gli indici di anomalia vogliono essere un ausilio per le valutazioni del modus operandi del cliente al fine di supportare la scelta di effettuare o non effettuare la segnalazione all’UIF.

In questa prospettiva, i soggetti obbligati devono imparare a valutare con la massima attenzione ulteriori comportamenti che, anche se non descritti negli indicatori, possono essere considerati in concreto profili di sospetto.

UNISIN accoglie con soddisfazione l’impegno dell’UIF come quello di Banca d’Italia su questo fronte e ritiene sia fondamentale diramare tali informazioni e supportare la conoscenza di tutti gli operatori del Settore, al fine di garantire la più efficiente applicazione delle linee guida.

In questa situazione di incertezza le mafie si propongono spesso come soluzione e il fenomeno dell’usura si caratterizza finanziariamente per un’operatività estremamente frazionata, con transazioni di importo unitario contenuto, al di sotto delle soglie previste per i limiti del contante o comunque previste dalla normativa antiriciclaggio. L’operatività si presenta, inoltre, ripetitiva nel tempo e basata su un intenso ricorso al contante, nonché sull’utilizzo anomalo dell’assegno.

Il continuo evolversi del fenomeno dell’usura ha reso opportuno aggiornare lo schema operativo emanato nel lontano 2009.

Da uno studio conoscitivo sul fenomeno dell’usura del 2014, a cura di UnionCamere , si evince una struttura molto più complessa rispetto al passato, riassunta nella seguente tabella, estrapolata dall’elaborato.

La corretta individuazione del profilo economico-finanziario del cliente e il continuo aggiornamento delle informazioni costituiscono un presupposto indispensabile per assicurare un efficace adempimento degli obblighi di segnalazione di operazioni sospette.

Andrà, pertanto, prestata particolare attenzione ai clienti censiti genericamente, e spesso impropriamente, con il codice di attività economica “famiglie consumatrici” e ai rapporti ancora attivi intestati a società da tempo cessate.

È importante intercettare sia i comportamenti anomali dei collaboratori esterni all’attività bancaria o finanziaria (ad esempio, promotori finanziari, mediatori creditizi), sia l’operatività inusuale per volumi e frequenza delle operazioni e strumenti di pagamento utilizzati che interessa determinati settori di attività (ad esempio, edilizia, commercio di autoveicoli usati, commercio al dettaglio).

Allo stesso tempo andranno controllate le possibili relazioni tra il fenomeno dell’usura e le operazioni di credito su pegno.

Questa particolare categoria di comportamento anomalo viene descritta dall’UIF sotto il profilo soggettivo e oggettivo.

Sotto il profilo soggettivo, viene richiamata l’attenzione su:

  • nominativi ai quali è attribuito il codice di censimento “famiglie consumatrici”, che presentano una movimentazione eccedente le esigenze personali;
  • movimentazione del rapporto sovradimensionata rispetto al profilo economico del titolare;
  • deleghe a operare su rapporti intestati a persone fisiche o ditte individuali in assenza di plausibili giustificazioni;
  • domiciliazione della corrispondenza presso il delegato o presso l’intermediario; richiesta di rilascio di carnet di assegni in numero eccessivo rispetto al profilo del cliente;
  • ripetute operazioni di versamento di assegni o di presentazione di pagherò cambiari emessi ovvero girati da nominativi ricorrenti;
  • ripetuti addebiti per assegni tratti dal titolare del rapporto a favore di beneficiari ricorrenti;
  • rapporti finanziari con nominativi che risultano “protestati”, appostati a sofferenza o comunque in difficoltà economica o finanziaria;
  • presentazione di effetti da “scontare” rilasciati per lo più da nominativi in condizioni di difficoltà economica o finanziaria ovvero operanti in settori d’attività economica differenti;
  • operatività, desumibile, ad esempio, dagli acquisti effettuati, dall’utilizzo delle carte di pagamento ovvero dalla titolarità di numerose polizze assicurative, che denota un “tenore di vita” del cliente incoerente con il profilo economico-finanziario desumibile delle informazioni in nostro possesso;
  • richiesta di finanziamenti la cui erogazione avviene, in assenza di plausibili giustificazioni, a favore di altri soggetti;
  • rimborso delle rate di finanziamento effettuato da terzi, in assenza di elementi idonei a giustificare i rapporti tra le parti.

Sotto il profilo oggettivo, si dovrà prestare attenzione ai rapporti che presentano una movimentazione vorticosa, con operazioni contestuali o ravvicinate nel tempo, di segno contabile opposto e di importo identico o simile, soprattutto se presentano un saldo periodico (mensile/trimestrale) di modesta entità e risultano caratterizzati da:

  • ripetute operazioni di versamento o di prelevamento in contanti o con assegni per importi singolarmente inferiori alle soglie di legge;
  • ripetute operazioni di versamento o prelevamento di contante allo sportello in cifra tonda ovvero di importo ricorrente;
  • ripetute operazioni di prelevamento di contante effettuate tramite carte di pagamento ricaricate in contanti e per importi complessivi prossimi alle soglie massime del plafond;
  • ripetute operazioni di versamento o prelevamento mediante assegni bancari, circolari o postali a cifra tonda;
  • ripetute operazioni di versamento di assegni impagati a prima presentazione, soprattutto se seguite dalla presentazione di assegni di analogo importo;
  • presenza di assegni versati e tratti nella stessa giornata, o in un ristretto periodo di tempo, i cui importi sono coincidenti o pressoché analoghi;
  • rapporti con andamento irregolare, specie se si alternano fasi di non utilizzo con fasi di intensa operatività.

Inoltre, ulteriore attenzione richiedono:

  • l’elevata incidenza di assegni non utilizzati a vario titolo (annullati, smarriti, distrutti, rubati o comunque non presentati per l’incasso) rispetto al totale degli assegni richiesti;
  • il ricorso a numerosi finanziamenti erogati da banche o società finanziarie in cui il pagamento delle rate avviene con il versamento di contante contestuale alla scadenza della rata o temporalmente ravvicinato alla stessa;
  • operazioni “extra-conto” o “per cassa” con clienti occasionali, ripetute per importi ricorrenti ovvero di importo complessivamente rilevante, specie se effettuate nonostante siano richieste da nominativi con i quali erano stati interrotti i rapporti su iniziativa dell’intermediario;
  • ripetute operazioni di versamento di assegni bancari con richiesta di emissione di assegni circolari, soprattutto se per importi frazionati o con prelevamento contestuale in contanti di parte della somma;
  • ripetute operazioni di versamento di assegni circolari emessi in data molto precedente a quella del versamento;
  • ripetute operazioni di versamento di assegni con prelevamento contestuale di parte della somma in contanti ovvero del corrispondente importo al maturare della disponibilità;
  • frequenti “richiami” di effetti presentati all’incasso; frequenti “ritorni” di assegni ed effetti impagati, cui a volte fa seguito il pagamento “a mani notaio” o il protesto;
  • frequenti pagamenti tardivi di assegni emessi senza provvista.

Tutti i soggetti chiamati a contrastare il riciclaggio di denaro sporco hanno l’obbligo di controllare e hanno gli strumenti per contribuire alla tutela della struttura economica del Paese, essendo in grado di intervenire tempestivamente come parte attiva del sistema di prevenzione: è in questo senso che UNISIN, anche al fine di informare i lavoratori circa gli obblighi cui sono tenuti sulla materia, si impegna a dare massima divulgazione circa il lavoro che a tutti i livelli le istituzioni stanno svolgendo per contrastare una piaga che affligge il Paese da troppo tempo.

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