LA SASSATA WEB: LETTERA APERTA ALL’ESSERE SCONOSCIUTO – N.29

Pensieri su un licenziatore e su un licenziamento nella Milano da bere

di Joseph Fremder


Ciao “essere sconosciuto” dall’enorme potere, io sono quello che ci mette la faccia e ti parla apertamente senza astio, senza odio certamente e anzi proprio per quello che hai fatto, ti guardo con una certa “pietas”.

Sarebbe bello e forse anche giusto che questo dialogo a distanza fosse tra pari, tra esseri umani ai quali tutti possano risalire e invece tu ti nascondi e colpisci duramente con la sciabola mentre io mi paleso e lavoro di “pattada” che, qualora tu non fossi italiano, è un paese in Sardegna nel Logudoro tra Sassari e Nuoro che produce e consegna il nome a meravigliosi coltelli dalla lama tagliente e dalle splendide forme artigianali.

Davide contro Golia, Cuba contro gli Stati Uniti, Maradona contro l’Inghilterra… tutte partite dove chi partiva perdente…

Non ti ho sentito in questi giorni seguenti al gioco che ti avevo proposto con entusiasmo, gioco che aveva l’ambizione di farti riflettere su quel licenziamento avvenuto a Milano in una delle agenzie centrali della Banca Nazionale del Lavoro, ma non avendoti sentito ho pensato all’italico proverbio “chi tace acconsente” e mi sono detto “vuoi vedere che all’essere sconosciuto sono piaciuti i miei giochi?”

E allora essendo io persona terrena che viene dal mondo del lavoro come il licenziato e non da quella “elite”, da cui sicuramente provieni tu, che porta a poter partecipare di diritto e con un perché persino al “Grande Fratello VIP” e che regala anche la possibilità di distruggere la vita di un’onesta e brava persona purché sia lavoratore alle tue dipendenze, mi permetto di proporti un altro giochetto.

Spero possa piacerti anche questo e nel frattempo resto in attesa con migliaia di lavoratrici e di lavoratori di potere dare un volto a chi, non ci è dato sapere se per diletto, ha negato e cancellato gli ultimi anni di lavoro alla persona sbagliata ma non ha il coraggio di ammettere l’errore.

Di me e del Sindacato Unisin sai tutto, forse anche il mio numero di scarpe e sicuramente tutti gli interventi che abbiamo fatto per aiutare BNL a non cadere in mani sbagliate, a migliorarsi eticamente e per non farla troppo lunga a rimanere una banca capace di pensare ai lavoratori come a degli esseri umani ma poi sei arrivato tu con quel maledetto licenziamento e tutto è cambiato.

Ora però veniamo al gioco, scusa ma sai quando un tema mi appassiona divento logorroico e rischio di non fermarmi più.

Sai che sono arrivate decine e decine di lettere da parte delle lavoratrici e dei lavoratori e sai anche che queste lettere hanno un’anima (credo che tu sappia almeno a cosa mi riferisco), ecco io ho provato a estrarre dai testi proprio quella parte che più mi sembrava rappresentarne l’anima di chi prendendo penna e calamaio ha messo la sua faccia ed il suo tempo nella speranza di poter arrivare proprio a te, all’essere sconosciuto.

Non arrossire… non è da quelli come te, piuttosto se avrai la compiacenza di leggere questi messaggi dell’anima dei tuoi dipendenti forse riuscirai a comprendere di cosa si sta parlando.

Fammi sapere in qualche modo se ti piacciono questi giochi perché come ti dicevo ne conosco tantissimi.

Dicembre dell’anno pandemico


  1. Non si tratta così un lavoratore onesto a cui mancano pochi anni alla pensione e che oggi è un disoccupato per vostra decisione.
  2. Vittima di una banca che cambia (in peggio stante questa vicenda) in un mondo che cambia!
  3. Il licenziamento deve essere riservato solo ai disonesti e non alle persone che sbagliano. 
  4. Sono disgustato ed arrabbiato.
  5. Non si gioca con la vita delle persone.
  6. Non ho parole per il trattamento usato.
  7. La notizia mi ha lasciato senza parole e con un senso di sgomento. 
  8. Un atto disumano.
  9. Una “violenza” che, nella giornata di oggi 25 novembre, assume ancora più significato.
  10. Ho avuto la fortuna di averlo come “insegnante” alla mia prima esperienza di agenzia.
  11. Al prossimo collega che sbaglia verrà riservata la punizione della ghigliottina così cara ai francesi?
  12. La riduzione dell’intelletto produce risentimento e il risentimento genera spesso sete di distruzione verso chi di intelletto è più dotato.
  13. Adesso purtroppo, una persona non è più tale ma solamente un numero.
  14. Non ho più parole di fronte a una simile vergogna.
  15. Come si fa ad avere il coraggio di trattare un dipendente come un qualsiasi criminale?
  16. La banca per un mondo che dimentica 40 anni di dedizione, di appartenenza, di senso del dovere e di onesto lavoro.
  17. Una storia in tutto e per tutto disumana , in cui di umano c’ è solo il tuo errore, che ognuno di noi avrebbe potuto commettere.
  18. Domandarsi “con chi ho a che fare? La vita di chi sto determinando? La storia professionale di chi sto decidendo in maniera irreversibile e inappellabile?”
  19. Se sbaglio mi licenziano, quindi meglio procedere lenti ma assolutamente mai sbagliare. È questo che volevate? La vostra azione forte e ritenuta sproporzionata ed ingiusta ha marcato molte persone, forse non coi risultati che pensavate. 
  20. Penso che siamo vittime, tutti siamo vittime! Non colpevoli!
  21. Ci assumiamo mille rischi pur di soddisfare i clienti e la banca!
  22. La speranza è quella di un’ ammissione di errata valutazione e di un possibile ripensamento.
  23. Ne ho sempre sentito parlare benissimo.
  24. È una delle tante vittime di questo sistema violento di lavoro. Alla notizia del tuo licenziamento: incredulità, sgomento, senso di vuoto. 
  25. disprezzo, sdegno e rabbia nei confronti di chi ha preso una tale decisione, ingiusta e disumana. 
  26. Nella mia esperienza in Agenzia con Lui ho potuto constatare la bontà e la bellezza della persona e del lavoratore. 
  27. Per i clienti l’Agenzia era lui, così come per noi colleghi lui è sempre stato un supporto ed una memoria storica importantissima.
  28. Ho appreso con sdegno la decisione della banca.
  29. Siamo umani e, come tali, non siamo infallibili…
  30. Non devi mai smettere di camminare a testa alta.
  31. Uno sciopero per te credo sia dovuto.
  32. Mi unisco all’indignazione comune per esprimere solidarietà.
  33. Una punizione a dire poco disumana. Sono con lui.
  34. Ha dato moltissimo a questa banca e la banca, per una distrazione, l’ha licenziato, umiliato e trattato come un ladro. 
  35. Sei sempre stato e sarai sempre una bella persona. 
  36. Mi diceva che non dormiva  di notte per quello che lo aspettava il giorno successivo e per la tanta mole di lavoro che doveva svolgere.
  37. Era molto ansioso perché sentiva il peso del ruolo e la responsabilità.
  38. Se potessi far qualcosa per lui lo farei.
  39. Nella vita tutti coloro che lavorano sbagliano.
  40. Grazie per quello che mi hai insegnato e per la tua persona. 
  41. La LORO Banca è come se ci avesse licenziati tutti.
  42. Ora siamo nelle mani di un branco di incapaci.
  43. Non si possono cancellare con un colpo di spugna così tanti anni di servizio.
  44. Ricordo la sua competenza e l’umiltà, mai uno screzio o una discussione.
  45. Sono molto  amareggiata per il trattamento riservato ad  una così brava persona.
  46. Mi viene da pensare che noi siamo tutti pronti ad aiutare e supportare il nostro collega, ad alzare la sua claire .
  47. Non ci posso credere.
  48. Non ti conosco ma quello che ti è successo ha colpito tutti duramente. 
  49. Sarebbe bello che ci fosse una rivolta, da parte di tutti, a questa ingiustizia. 
  50. Nessuno di noi sarà più uguale dopo questa incredibile involuzione dei rapporti umani. 
  51. A parte i PADRONI DEL VAPORE che possono commettere in totale impunità anche nefandezze, tutti noi, tutti quelli che lavorano ed hanno prodotto reddito per l’impresa e servizio per i Clienti, abbiamo valore pari a ZERO.
  52. Non è un problema economico, hanno bisogno di uno Psicologo, anzi no, mi correggo hanno bisogno di essere XXX. 
  53. I Francesi vanno RIEDUCATI.”
  54. Se è un monito per noi, se è un inizio di clima del terrore fermiamolo! Solidarietà, solidarietà!
    Egalite’ Fraternite’ Humanite’.
  55. Un mondo dove non c’è più spazio per ciò che è giusto.
  56. Che vergogna! Vera XXX!
  57. Non c’è da aggiungere nulla.
  58. la Banca me (ce) lo deve proprio spiegare se non vuole che il rapporto fiduciario siamo noi a perderlo.
  59. Mi auguro che la BNL voglia ritornare sui suoi passi.
  60. La notizia in breve ha fatto il giro dei colleghi ed è anche arrivata a me da un collega sconvolto per il fatto.
  61. Una decisione e un comportamento ignobile, disgustoso, ingiustificato e ingiustificabile nei modi e nelle motivazioni. 
  62. Qualcuno disse: l’ingratitudine umana è più grande della misericordia di Dio. 
  63. CHI LA FA… L’ASPETTI.
  64. Non dimentico, e non lo farò mai.
  65. Tanti hanno perso (volutamente) il senso della ragione dimenticando che la “persona” deve rimanere il fulcro della quotidiana vita lavorativa, sociale, politica e culturale.
  66. Se ancora esiste un minimo di solidarietà all’interno della Bnl questo è il momento di dimostrarlo. 
  67. Eventi come questi fanno male al cuore.
  68. Purtroppo dietro la parola “la banca” ci sono   persone incompetenti.
  69. Questa è l’azienda per cui lavoro da più di 30 anni e per la quale do cuore e anima e nella quale non mi riconosco più. 
  70. Se ci fosse da legarsi davanti a qualche palazzo per protesta io ci sarò!!! È aberrante è disdicevole è vergognoso è disumano!!!!!! 
  71. Non tutti i giorni sono uguali e fare errori è un fatto che può accadere a tutti. 
  72. Nei confronti dell’azienda tutta la mia disapprovazione.
  73. trovo vergognoso il suo licenziamento.

Le gorille

(Testo originale di Georges Brassens)   

C’est à travers de larges grilles,
Que les femelles du canton,
Contemplaient un puissant gorille,
Sans souci du qu’en-dira-t-on.
Avec impudeur, ces commères
Lorgnaient même un endroit précis
Que, rigoureusement ma mère
M’a défendu de nommer ici…
Gare au gorille !…

Tout à coup la prison bien close
Où vivait le bel animal
S’ouvre, on n’sait pourquoi. Je suppose
Qu’on avait dû la fermer mal.
Le singe, en sortant de sa cage
Dit “C’est aujourd’hui que j’le perds !”
Il parlait de son pucelage,
Vous aviez deviné, j’espère !
Gare au gorille !…

L’patron de la ménagerie
Criait, éperdu : “Nom de nom !
C’est assommant car le gorille
N’a jamais connu de guenon !”
Dès que la féminine engeance
Sut que le singe était puceau,
Au lieu de profiter de la chance,
Elle fit feu des deux fuseaux !
Gare au gorille !…

Celles là même qui, naguère,
Le couvaient d’un œil décidé,
Fuirent, prouvant qu’elles n’avaient guère
De la suite dans les idées ;
D’autant plus vaine était leur crainte,
Que le gorille est un luron
Supérieur à l’homme dans l’étreinte,
Bien des femmes vous le diront !
Gare au gorille !…

Tout le monde se précipite
Hors d’atteinte du singe en rut,
Sauf une vielle décrépite
Et un jeune juge en bois brut;
Voyant que toutes se dérobent,
Le quadrumane accéléra
Son dandinement vers les robes
De la vieille et du magistrat !
Gare au gorille !…

“Bah !”, soupirait la centenaire,
“Qu’on puisse encore me désirer,
Ce serait extraordinaire,
Et, pour tout dire, inespéré !” ;
Le juge pensait, impassible,
“Qu’on me prenne pour une guenon,
C’est complètement impossible…”
La suite lui prouva que non !
Gare au gorille !…

Supposez que l’un de vous puisse être,
Comme le singe, obligé de
Violer un juge ou une ancêtre,
Lequel choisirait-il des deux ?
Qu’une alternative pareille,
Un de ces quatres jours, m’échoie,
C’est, j’en suis convaincu, la vieille
Qui sera l’objet de mon choix !
Gare au gorille !…

Mais, par malheur, si le gorille
Aux jeux de l’amour vaut son prix,
On sait qu’en revanche il ne brille
Ni par le goût, ni par l’esprit.
Lors, au lieu d’opter pour la vieille,
Comme l’aurait fait n’importe qui,
Il saisit le juge à l’oreille
Et l’entraîna dans un maquis !
Gare au gorille !…

La suite serait délectable,
Malheureusement, je ne peux
Pas la dire, et c’est regrettable,
Ça nous aurait fait rire un peu ;
Car le juge, au moment suprême,
Criait : “Maman !”, pleurait beaucoup,
Comme l’homme auquel, le jour même,
Il avait fait trancher le cou.
Gare au gorille !…

Il gorilla

(Traduzione italiana e adattamento di Fabrizio De Andrè)

Sulla piazza d’una città
La gente guardava con ammirazione
Un gorilla portato là
Dagli zingari di un baraccone
Con poco senso del pudore
Le comari di quel rione
Contemplavano l’animale
Non dico come, non dico dove
Attenti al gorilla
D’improvviso la grossa gabbia
Dove viveva l’animale
S’aprì di schianto non so perché
Forse l’avevano chiusa male
La bestia uscendo fuori di là
Disse “quest’oggi me la levo”
Parlava della verginità
Di cui ancora viveva schiavo
Attenti al gorilla
Il padrone si mise a urlare
“Il mio gorilla, fate attenzione
Non ha veduto mai una scimmia
Potrebbe fare confusione”
Tutti i presenti a questo punto
Fuggirono in ogni direzione
Anche le donne dimostrando
La differenza fra idea e azione
Attenti al gorilla
Tutta la gente corre di fretta
Di qui e di là con grande foga
Si attardano solo una vecchietta
E un giovane giudice con la toga
Visto che gli altri avevan squagliato
Il quadrumane accelerò
E sulla vecchia e sul magistrato
Con quattro salti si portò
Attenti al gorilla
“Bah”, sospirò pensando la vecchia
“Ch’io fossi ancora desiderata
Sarebbe cosa alquanto strana
E più che altro non sperata”
“Che mi si prenda per una scimmia”
Pensava il giudice col fiato corto
“Non è possibile, questo è sicuro”
Il seguito prova che aveva torto
Attenti al gorilla
Se qualcuno di voi dovesse
Costretto con le spalle al muro,
Violare un giudice od una vecchia
Della sua scelta sarei sicuro
Ma si dà il caso che il gorilla
Considerato un grandioso fusto
Da chi l’ha provato però non brilla
Né per lo spirito né per il gusto
Attenti al gorilla
Infatti lui, sdegnata la vecchia
Si dirige sul magistrato
Lo acchiappa forte per un’orecchia
E lo trascina in mezzo ad un prato
Quello che avvenne fra l’erba alta
Non posso dirlo per intero
Ma lo spettacolo fu avvincente
E lo “suspence” ci fu davvero
Attenti al gorilla
Dirò soltanto che sul più bello
Dello spiacevole e cupo dramma
Piangeva il giudice come un vitello
Negli intervalli gridava mamma
Gridava mamma come quel tale
Cui il giorno prima come ad un pollo
Con una sentenza un po’ originale
Aveva fatto tagliare il collo
Attenti al gorilla

Non sempre le favole hanno un lieto fine e chi legge se ne dispiace sempre ma in questo caso Georges Brassens e Fabrizio De  Andrè hanno voluto regalare sia al lettore che all’ascoltatore della loro favola musicale anche un indiscutibile lieto fine.