LA SASSATA WEB: GRANDE FRATELLO ALTROCHE’… RECAP TOOL(TU!) – N.47

Piero Carcano e Alberto Forni

“…siamo come le macchine. Ecco, io sono come una puleggia, come un bullone. Ecco, io sono una vite. Io sono una cinta di trasmissione, io sono una pompa! E non c’ho più la forza di aggiustarla, la pompa adesso…”

Così nel film “LA CLASSE OPERAIA VA IN PARADISO” l’operaio Lulù denunciava la meccanizzazione, la catena di montaggio che trasformava l’operaio in macchina seguendo i ritmi, i tempi, la qualità standardizzata del lavoro meccanicizzato e, in definitiva, il controllo sul lavoratore.
Mai avremmo pensato che questo potesse accadere anche in banca e in BNL!

LE ATTIVITÀ DI BANCA, COSÌ COME LE PERSONE, NON SONO COME DEI BULLONI CHE SI SVITANO SEMPRE DALLA STESSA PARTE, CON LO STESSO TEMPO E NELLO STESSO MODO.

Su RECAP TOOL la Banca non intende fermarsi. I Sindacati confermano la netta e convinta contrarietà !!!.

Si tratta della rendicontazione da parte degli addetti attraverso l’autodichiarazione a fine giornata del numero delle lavorazioni fatte, ovvero dei “pezzi prodotti” (proprio come in fabbrica) e dei minuti precisi di adibizione sui lavori stessi. Finora è stato introdotto in alcuni uffici in via sperimentale, ma presto verrà esteso a tutte le UP.

È una forma di controllo che prevederebbe condizioni e tipologia di lavori tutti uguali in condizioni uguali, senza ammettere e riconoscere specificità e particolarità che invece, come tutti sappiamo, hanno tempi e caratteristiche diverse: ci sono pratiche semplici e pratiche molto complesse, non possono essere considerate alla stessa stregua.

Sotto mentite spoglie si tratta di una forma di CONTROLLO su cui, per aggirare eventuali dubbi di natura tecnico-legale, la Banca provvede con l’escamotage dell’autodichiarazione.

Viene fatto passare come forma di check up per capire se il lavoratore soffre di qualche “malattia organizzativa”, se abbia deficit “per/formativi” e necessita di medicine, quindi di ricostituenti, forti dosi di affiancamenti e di formazione.

Il Direttore del PAC, intervenuto lo scorso 16 aprile all’incontro richiesto da FABI, UILCA e UNISIN, ha tentato in tutti i modi (anche negando la realtà!) di convincerci della bontà del (suo?) progetto, evidentemente senza riuscirci: troppe sono le incongruenze e gli interrogativi.

Restiamo sempre totalmente contrari a questo strumento per vari motivi:

La banca ha già tutti i dati di produzione per organizzare il lavoro e gestire le esigenze produttive;
La compilazione farà perdere un sacco di tempo utile (anche al RUP per correggere eventuali dati o minuti errati inseriti) e creerà solo malumore mettendo i lavoratori in competizione tra loro. Come si sa, spesso si rimbalza da una lavorazione all’altra con quella elasticità che la stessa banca ci ha sempre chiesto: come sarà possibile segnare in modo preciso tempi e numeri? Verranno fornite 6 clessidre da far partire e fermare ogni volta che si passa da un lavoro all’altro? Un lavoro in sovrappiù al lavoro ordinario, quindi, e non fa niente se la filosofia di ace/wcb sarebbe invece quella di evitare sprechi soprattutto di tempo …alla fine sommando tutti i tempi di lavorazione per inserimento dati è come se si fosse creata una nuova figura professionale: il recaptoolista.
Non è indicativo di quel che si fa nella totalità della giornata in quanto non contempla tantissimi lavori di contorno, quei lavori “invisibili” che si fanno al di là dei numeri prodotti per non contare i tempi morti, gli scollegamenti, i tempi per leggere le tantissime mail che arrivano, per rispondere alle telefonate, per aggiornare i sistemi banca;
È un modo subdolo per pressare, spingere a lavorare in velocità, spesso con maggiori rischi operativi perché è evidente che se devi correre, di certo qualcosa ti sfugge o, peggio ancora, qualche controllo lo salti proprio pur di fare i numeri;
Rischia di generare una “corsa” ad accaparrarsi le pratiche semplici, con conseguenti discussioni e liti tra i colleghi e responsabili;
– Chi oggi lavora in SW oltre l’orario previsto, spesso senza peraltro segnare straordinario (come si rileva dal controllo straordinari) sarà in molti casi indotto a fornire dati “drogati”, più alti rispetto a quelli degli altri colleghi che invece hanno smesso di lavorare all’orario stabilito.

Inoltre, con dati messi a disposizione proprio dai lavoratori, c’è il rischio che si possa intervenire (anche in sede di valutazione?) premiando chi farà i numeri lavorando sulla quantità a discapito della qualità magari trascurando i dovuti approfondimenti. A tal proposito colpisce come da un lato ci esortino, ad avere massima attenzione alla compliance nei vari aspetti dell’antiriciclaggio, embarghi, sanzioni, armamenti ecc., dall’altro introducano un’attività che comporta come rischio l’effetto contrario: lavorare con superficialità.

Fin da subito, dalla prima presentazione del progetto RECAP TOOL, siamo sempre stati contrari, e il fatto che alcuni manager, a vari livelli, vadano sostenendo che “c’è stata la condivisione con i Sindacati”, genera non solo un inutile scompiglio su un tema già molto divisivo ma sa tanto di furbata e di scarico di responsabilità.

ALLORA SE SERVE RIBADIRLO: ERAVAMO E SIAMO CONTRARI AL RECAP TOOL PERCHE È UN’ULTERIORE FORMA DI PRESSIONE COMMERCIALE, È UN PEGGIORAMENTO DELLA QUALITA’DEL LAVORO E’ UN AUMENTO DEI RISCHI OPERATIVI DEL LAVORATORE E DELLA BANCA… BEH CREDIAMO CHE ADESSO SIA CHIARO NO ?