LA SASSATA WEB: CRSC E POLI DIRECT: LA CENTRALITA’ DELLA PERSONA NON ESISTE – N.54

di Savino Balzano

Che questa sia una fase di terribile tensione in BNL è ormai sotto gli occhi di tutti: l’interruzione delle relazioni sindacali, le voci che si susseguono febbrilmente circa ipotesi di cessione di rami d’azienda, come pure quanto accaduto ad Axepta, influisce negativamente sullo stato di benessere che ognuno di noi dovrebbe vivere nella propria quotidianità professionale.

Tutto questo, evidentemente, al netto di quanto sarà o meno confermato, tradisce la presenza di un approccio, per la verità assolutamente annoso, nel quale la persona non assume alcuna centralità, anzi: questo è il modello manageriale della marginalità umana, laddove le persone ricoprono il ruolo di tetre periferie esistenziali del ciclo produttivo.

Questa idea non può che essere confermata anche da quanto stanno vivendo i colleghi dei Poli Direct e del CRSC.

In perfetta contrapposizione a quanto previsto dal protocollo recentemente siglato, il quale auspica azioni volte alla migliore conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, nel comparto guidato da Gianluca Pozzoli si operano scelte che i lavoratori assolutamente non comprendono: la frequenza dei sabati lavorativi aumenta spropositatamente, come pure le settimane con turni pomeridiani.

Non serve argomentare come l’opzione abbia ricadute disumane sulla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro di tante lavoratrici, di tanti lavoratori, i quali spesso sono anche genitori. E se nemmeno i lavoratori comprendono la ratio della scelta – la quale nello sconcerto generale appare più che altro un capriccio – i quali meglio di chiunque altro possono interpretare appieno le esigenze della clientela, quale potrà mai essere l’augusta intuizione a sostegno di iniziative di questo tipo?

Non se la passano meglio le ragazze e i ragazzi guidati da Luca Tosti: al CRSC si inseguono indiscrezioni circa le prossime scelte in materia di smart working, che se regolamentato e circoscritto (ad esempio due giorni a settimana) rappresenta uno strumento utile di buona flessibilizzazione. Le lavoratrici e i lavoratori hanno dato grande dimostrazione di saper adoperare lo strumento con responsabilità e professionalità, tenendo in piedi i processi anche nelle fasi più acute di questa crisi sanitaria e meritano considerazione. Rumor di corridoio raccontano della volontà di ridurre all’osso il lavoro agile, di diffidenza nei confronti di chi lavora, persino di ripicche incrociate tra responsabili dei vari settori del CRSC: tutto questo è inaccettabile, povero, misero.

È dove si collocano temporalmente questi episodi, e torniamo in chiusura a quanto si affermava all’inizio, che poi lascia davvero esterrefatti: possibile che certe scelte – o ipotesi di scelta che ci auguriamo non vengano confermate – caratterizzate dal più sfrenato arbitrio si adottino in fasi tanto tese per la storia della nostra Banca? Chi le assume, in considerazione del ruolo che ricopre con tutto quello che comporta (anche sul piano della RAL), non dovrebbe essere animato da visioni complessive, di insieme e tese al lungo periodo?

Insomma, dov’è la tanto proclamata e sbandierata centralità della persona in tutto questo?