AST: DI QUALE STABILITA’ SI PARLA?

Il 1 giugno 2022 siamo entrati nella nuova azienda ed il ns organico era composto dai soli 508 lavoratori ceduti alla BNL.

A settembre 2023 contavamo 448 lavoratori a seguito di dimissioni volontarie e pensionamenti.

Quindi a distanza di soli 14 mesi l’organico è risultato ridotto di MENO 60 lavoratori a fronte di pochissime assunzioni che si possono contare sulle dita di una mano!

Considerando la prima sentenza a favore di 80 lavoratori, il risultato è di un organico complessivo di 368 dipendenti. Parliamo del 28% in meno della forza lavoro!

Ancora a questi vanno aggiunti tutti colori che hanno aderito al fondo di solidarietà la cui scadenza era ieri.

Vanno sommate inoltre, tutte le ulteriori uscite che l’azienda sta ”spingendo” con continue pressioni e continui rilanci di “partita” nei confronti di:
– colleghi che, pur avendo i requisiti per l’accesso al fondo, volontariamente non hanno piu confermato l’adesione
– colleghi che non hanno nemmeno i requisiti pensionistici per accedere al Fondo
– colleghi che hanno gia un primo requisito Fornero.

La compravendita a cui stiamo assistendo in questi giorni è deplorevole e ci vede totalmente contrari!!

Questo comportamento fa pensare che la vera strategia dell’Azienda sia quella di mandare via il più alto numero di colleghi senza assicurare un equilibrato ricambio generazionale…forse perché è previsto un piano ad hoc per la delocalizzazione delle attività all’estero??? ALTRO CHE RICERCA DI STABILITA’!

Ricordiamoci che l’Azienda nelle continue Townhall decanta da un lato la volontà di creare stabilità occupazionale all’interno delle diverse strutture, dall’altro invece destabilizza il personale offrendo garanzie solo a chi intende rinunciare alle cause, discriminando di fatto chi, invece, vuole continuare a confidare nella Magistratura.

Quindi ci chiediamo: cosa interessa veramente all’Azienda? La stabilità aziendale o la riduzione all’osso del personale per poi magari inviare tutte le lavorazioni all’estero e quindi ridurre semplicemente i costi del lavoro?

E ancora: quanti sono gli esuberi esattamente (perché di questo si tratta)? esiste un piano industriale? I continui “accordini segreti” non fanno altro che provare che l’Azienda ha esuberi anche a seguito della continua delocalizzazione in Romania, che intende nascondere e non dichiarare, procedendo con “uscite volontarie”.

Non si può sostituire un piano industriale (per esubero di personale) con una miriade di accordini tra azienda e singoli dipendenti finalizzati all’uscita delle persone da AST.

Se ci sono esuberi, vanno dichiarati e affrontati con gli strumenti di legge e di contratto.

Chiediamo quindi all’Azienda di mettere a fattor comune il piano industriale, ammesso che ci sia, precisando il punto di caduta di questa manovra: quante persone sono “di troppo” e devono essere espulse a vario modo?

Chiediamo invece ai colleghi di orientare le proprie scelte riflettendo su cosa sia effettivamente giusto fare per il loro futuro facendo attenzione ai continui tentativi e pressioni di convincimento derivanti da colloqui one to one che, pur avvenendo sotto banco, sono sotto gli occhi di tutti.

Assago, 31 gennaio 2024
RR.SS.AA. AST FABI-FIRST CISL-FISAC CGIL-UILCA-UNISIN

 

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