Discriminazioni e disparità femminile: solo una questione di maschilismo?

I venerdì della consapevolezza

Otto marzo 2024, più di 100 anni dalla prima festa dedicata alla donna e una questione femminile ancora tutta da risolvere. Una giornata per la donna che torna puntuale, senza progressi degni di nota, ma con nuove preoccupazioni. Una festa che festa non è. Anche quest’anno, in occasione dell’otto marzo, avremmo voluto festeggiare l’eccellenza delle donne impegnate nella scienza e nella politica, ai vertici delle aziende o dello Stato; ma i numeri sono ancora troppo bassi per poterlo fare con serenità. E poi, cosa dovremmo festeggiare? I cliché di una donna ingabbiata – o che si ingabbia da sola – nei soliti schemi culturali che la vogliono bella, magari “rifatta” dalla chirurgia estetica, abbigliata nello “stile dei maschilisti”, meno incline che in passato alla sua crescita interiore e professionale? O forse dovremmo festeggiare le infinite discriminazioni, la violenza, i femminicidi che continuano? Così, anche quest’anno, in assenza di novità positive, ci consoleremo aggrappandoci alla nostalgia (le conquiste femminili ormai lontane) in un giorno che fa scempio di mimose per poi archiviare (fino all’anno successivo) vecchie questioni irrisolte ed altre già in gestazione.

La discriminazione verso le donne e la disparità di genere sono fenomeni complessi e trasversali, dunque non risolvibili con singoli interventi. Non esiste una risposta unica a un problema tanto subdolo, invasivo, non sempre visibile chiaramente se non nelle sue manifestazioni più drammatiche. Un fenomeno talmente complesso da richiede un radicale cambiamento culturale ad ogni livello – maschile e femminile, individuale e collettivo, familiare e istituzionale – e in qualsiasi ambito della società.

Il problema è mondiale, ma in Italia impatta più pesantemente nella sfera lavorativa, nonostante l’articolo 37 della Costituzione. Nel nostro Paese poi – rispetto al resto d’Europa – i divari educativi, culturali e sociali sono piuttosto marcati, con conseguenze e problematiche interconnesse. Un intricato groviglio di discriminazioni e divari che intrecciano i fili della vita lavorativa delle donne con ogni altro ambito della loro esistenza, rendendo urgentissima la ricerca di soluzioni concrete.

Gap educativo, scolastico e universitario. Il divario educativo si percepisce già nella scelta della scuola e della facoltà universitaria. Le ragazze sono tendenzialmente in minoranza nei percorsi di studio scientifici e tecnici, con la conseguenza di minori opportunità lavorative in ambiti generalmente meglio remunerati e con maggiori opportunità di carriera.

Famiglia, Carriera e Gender pay gap. Nella sfera lavorativa impattano alcuni pregiudizi come la convinzione che la donna debba ritenersi l’unica responsabile del lavoro di cura e assistenza ai suoi familiari non autosufficienti. Un paradigma duro a morire che è al tempo stesso causa ed effetto della scarsa disponibilità di servizi pubblici destinati ai minori, agli anziani, ai disabili. Una forma di discriminazione che impatta sulla possibilità di trovare o mantenere un lavoro (tasso d’occupazione femminile) oltre che sullo stipendio (Gender pay gap) e sulla carriera.

Glass ceiling.  Le posizioni di potere (politica, aziende, accademia, magistratura, sanità, ecc.) sono ancora monopolizzate dai maschi, un “soffitto di cristallo” ancora troppo resistente.

Violenza di genere. La violenza è la conseguenza estrema di una cultura arcaica basata sulla convinzione (maschile e femminile) che la donna sia inferiore all’uomo in famiglia, sul lavoro, nella società. Le estreme conseguenze di questa convinzione (violenza fisica e psicologica) sono una risposta drammatica al tentativo d’emancipazione da un modello maschilista che la donna non può respingere da sola, soprattutto se è stata educata, sin da piccola, a ritenerlo quasi normale.

Linguaggio tossico. Il sessismo verbale, sui luoghi di lavoro come in ogni altro ambito, è un abuso da non sottovalutare perché autorizza una discriminazione subdola e quasi invisibile, con risvolti potenzialmente letali.

Catcalling. La molestia di strada (fischi, inseguimenti, avances sessuali, strombazzi in aree pubbliche o aperte al pubblico, ecc.) e gli apprezzamenti indesiderati da parte di sconosciuti sono comportamenti riprovevoli legati ad un’idea di “donna oggetto” resistente ad oltranza e superficialmente etichettati (anche dalle stesse donne) come semplice “pappagallismo”.

Stereotipi. Alcuni educatori si esprimono come le donne non vorrebbero. Ad esempio con raccomandazioni del tipo “non fare la femminuccia”. Uno stereotipo destinato a segnare la vita della donna (etichetta di persona debole e incapace) come quella degli uomini (rinuncia ad ogni emozione e reazione spontanea). “Guidi davvero bene per essere una donna” è uno degli stereotipi più immortali nella sua falsità (cfr. il numero degli incidenti stradali distintamente attribuibili ai generi). In ambulatorio, un uomo in camice è un dottore (anche se svolge la professione d’infermiere), mentre la donna è sempre una “signorina” a prescindere dalla sua laurea in medicina.

Click baiting. Titoli accattivanti e sensazionalistici sul Web, per ottenere più visualizzazioni (click), spesso riguardano le donne: una nuova forma di discriminazione di genere.

In occasione della giornata internazionale della donna 2024, la voce della donna può cambiare tonalità: forse un po’ meno mimose e panchine rosse a favore di uno sforzo educativo coordinato a vari livelli (politico, normativo, culturale), sin dalla nascita dell’individuo, maschio o femmina che sia. Più ampie strategie educative dirette alle persone (non ai soli uomini) e non volute dalle sole donne. Se i tentativi di ridurre i divari di genere, a livello normativo (agevolazioni all’assunzione, quote di genere, leggi che tutelano le donne vittime di violenza, ecc.) non sono bastati, occorre un cambio di passo radicale e coordinato (per 365 giorni all’anno). Solo così potremo “festeggiare” un giorno.

UNISIN – CONFSAL continuerà a lavorare perché ciò accada.

Brunella Trifilio – Unisin Coordinamento Donne e Pari Opportunità