LA SASSATA WEB – 140: 8 MARZO 2024 : NON È UNA FESTA

di Stella di Stefano e Gaetano Innocenti

UNISIN BNL vuole ricordare la storia della GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE DONNE affinché si impari a distinguerla dalle cosiddette “feste” che sanno più di spirito di consumismo che altro.

La GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE DONNE non è una “festa” ma una giornata di memoria.

La storia di questa giornata è infatti legata a tutte le rivendicazioni per il diritto al lavoro, al voto, all’istruzione, alla possibilità di occupare posizioni pubbliche, per porre fine alle discriminazioni, portate avanti dalle Donne già all’inizio del ‘900.

E’ una storia lunga, difficile e dolorosa che di seguito proviamo a raccontare nei punti salienti:

1908 : 15.000 donne marciano nella città di New York per chiedere l’accorciamento della giornata lavorativa, paghe migliori e il diritto di voto.

1909 : il 28 Febbraio, con la Dichiarazione del Partito Socialista d’America, la prima Giornata Internazionale delle Donne viene celebrata negli Stati Uniti.

1910 : a Copenhagen, durante la conferenza dell’Internazionale Socialista Clara Zetkin (importante figura del movimento internazionale dei lavoratori), propone che, ogni anno, in ciascun paese, si celebri una Giornata Internazionale delle Donne. La proposta viene accettata all’unanimità, ma nessuna data viene proposta.

1911 : 19 marzo , a seguito della decisione presa a Copenhagen, la prima Giornata Internazionale delle Donne viene celebrata in Austria, in Danimarca, in Germania e in Svizzera.

Meno di una settimana dopo ci saranno i tragici fatti del “Triangle Fire”. Il 25 marzo 1911 scoppia un incendio nella fabbrica di abbigliamento Triangle Shirtwaist Company di New York .

Questo incendio è un evento significativo perché fa emergere le condizioni di lavoro disumane dell’industria statunitense. La Triangle Waist Company è infatti la tipica fabbrica “del sudore” nel cuore della città dove regnano salari da miseria, turni di lavoro estenuanti e condizioni di lavoro pericolose e malsane.

Verso l’ora di chiusura scoppia un incendio accidentale. Essendo periodo di agitazioni operaie, i proprietari avevano chiuso a chiave le porte, per impedire che le operaie potessero uscire a scioperare. A seguito dell’incendio muoiono 146 donne (delle 500 dipendenti), quasi tutte immigrate italiane ed ebree, in parte bruciate e soffocate ed in parte per essersi buttate dalle finestre nel tentativo di scappare.

Questa strage fa sollevare forti voci di protesta e dopo circa 5 anni di indagini di una commissione istituita apposta per indagare su quanto accaduto, si arriva all’approvazione di una legislazione sulla sicurezza nelle fabbriche negli USA.

1917 : a San Pietroburgo, l’8 marzo , le donne manifestano per chiedere la fine della guerra. In seguito, per ricordare questo evento, durante la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste che si svolge a Mosca, nel 1921 viene deciso che l’8 marzo sia la Giornata internazionale dell’operaia.

Ecco fissata la data della GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE DONNE che quindi non è una “festa”, ma la celebrazione delle lotte portate avanti dalle donne, lotte fatte di impegno, sudore, sacrificio e sangue, per la rivendicazione dei loro diritti.

Purtroppo, negli ultimi decenni, questa memoria storica è andata perduta.

Se oggi qualcuno vive nell’illusione che le disuguaglianze tra donne e uomini stiano sparendo lo chiariamo subito: non è così!

Certo, sempre più donne entrano nel mondo del lavoro (nonostante i dati ufficiali collochino l’Italia tra i Paesi europei con la minor percentuale di donne occupate) e, certo, la legislazione per la parità di genere ha fatto passi da gigante dai primi decenni del 1900.

Ma la parità di genere è un traguardo ancora molto lontano da raggiungere.

Nel mondo del lavoro, le donne subiscono una segregazione verticale (il cosiddetto soffitto di cristallo), cioè la difficoltà di raggiungere le posizioni apicali della carriera; una segregazione orizzontale, cioè le donne occupate sono concentrate in alcuni settori e/o professioni ritenute, socialmente e culturalmente, “femminili”; il gender pay gap, cioè differenze retributive anche a parità di lavoro; maggior flessibilità ovvero il maggiore precariato attraverso l’utilizzo di contratti atipici riguarda le donne.

Nella vita privata, ancora oggi le donne sono il vero sistema di WELFARE di questo Paese svolgendo la maggior parte del lavoro di cura non pagato, cosa che rende difficile, per loro e solo per loro, la conciliazione tra lavoro pagato fuori casa e lavoro non pagato in casa.

Anche nella vita pubblica, ancora oggi le donne sono poco presenti.

Inoltre, rimane la piaga (in costante aumento) della violenza sulle donne: nel 2023 i femminicidi sono stati 118.

Donne morte quasi sempre per mano di chi diceva di amarle, compagni/mariti o ex.

MICHELA MURGIA CI HA INSEGNATO CHE LA PAROLA FEMMINICIDIO NON INDICA IL GENERE DELLA PERSONA MORTA, MA LA RAGIONE PER CUI E’ STATA UCCISA.

UNISIN è da sempre attiva ed impegnata a fianco e a tutela di tutte le DONNE e per la rimozione di tutti gli ostacoli che ancora oggi rendono difficile il raggiungimento della piena parità di genere.

L’8 MARZO NON È QUINDI UNA GIORNATA DI “FESTA” MA UNA GIORNATA DI MEMORIA, quella memoria storica che deve servirci per ricordare la strada fatta dalle Donne ma, soprattutto, quella che c’è ancora da fare.