LA SASSATA WEB: Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne: Il cambiamento che vorrei – N.67

di Milena Di Fina

 

Siamo arrivati alla nostra data, il 25 novembre di un anno come gli altri in tema di violenza domestica e di genere. Anche quest’anno nulla è cambiato, i numeri sono sempre gli stessi, soltanto nelle ultime settimane abbiamo assistito a varie mattanze sparse in tutta Italia.

La questione è talmente radicata nel comune sentire che ci vorranno probabilmente diverse generazioni per uscire dai vari stereotipi di cui abbiamo parlato nel corso delle nostre Sassate: la libertà di fare quello che vogliamo sul nostro corpo, anche abortire; essere finalmente se stesse, non la sorella di, la mamma di, la moglie di; l’essere pagate quanto gli uomini ed essere rappresentate nei luoghi di potere, visto che siamo il 52% della popolazione mondiale; il non essere più discriminate in ragione della disabilità; dare speranza e speranza economica agli orfani di femminicidio, vittime due volte; essere finalmente proprietarie del nostro corpo.

Come scrivono i più in merito, bisogna partire dall’educazione dei nostri figli, maschi e femmine, per evitare ulteriori disastri di genere domani.

Diverse associazioni stanno portando avanti una battaglia dal nome Call 4 Margherita, visto che ancora nel 2021 per salvarsi la pelle bisogna far ricorso all’ordinazione telefonica di una pizza. L’ultima chiamata è avvenuta a Milano: ci si chiede allora, quanto possa valere questa pizza, quanti sono i fondi che i governi hanno da sempre promesso ma mai stanziato per contrastare la violenza sulle donne, e ora molti centri antiviolenza rischiano la chiusura, o comunque al loro interno non vi è personale formato adeguatamente. Per carità, non che la situazione nel resto del mondo sia più rosea… E visto che siamo in tema di bilanci annuali tiriamo fuori qualche numero: 49 Paesi non hanno una legge specifica contro la violenza domestica, in 45 non esiste una legislazione sulle molestie sessuali e 112 Paesi non criminalizzano lo stupro coniugale. 1 donna su 3 nel corso della propria vita subisce violenza fisica o sessuale; si registrano 137 femminicidi al giorno nel mondo, donne che vengono uccise dal partner o da un familiare; per non parlare poi delle aberranti tradizioni culturali che sfociano nelle mutilazioni genitali femminili che coinvolgono oltre 200 milioni di ragazze; e infine le spose bambine, il fenomeno interessa ancora oggi una percentuale troppo alta della popolazione (fonte ActionAid).

 

Ho pensato molto a quale possa essere il cambiamento che possiamo apportare nel nostro piccolo, perché in fondo è solo questo che ciascuno di noi può fare, e le risposte che ho trovato sono sotto gli occhi di tutti:

non possiamo più accettare che non venga riportato il nome della vittima di femminicidio perché i giornali sono troppo occupati nel titolare quanto era mamma o moglie esemplare;

non possiamo più accettare di non leggere il cognome delle varie donne che hanno fatto qualcosa di buono, che so vincere un Nobel, trovare la cura per una malattia rara, dirigere un’orchestra, governare una nazione per un ventennio;

non possiamo più accettare di passare per quelle isteriche là dove gli uomini vengono considerati autorevoli;

non possiamo più accettare di non dividere per davvero ed equamente i carichi mentali e lavorativi delle questioni domestiche, altrimenti ci saranno sempre soltanto uomini al comando, perché le donne dovranno fare le casalinghe/lavoratrici part-time;

non possiamo più accettare che non esistano sufficienti politiche di sostegno alla genitorialità;

non possiamo più accettare di dover uscire solo in determinati orari del giorno o di non passare in determinate zone di notte;

non possiamo più accettare che i complimenti schiamazzati per strada non siano considerati reato, cat calling nello specifico.

 

Non possiamo.

E non dobbiamo più permetterlo.