LA SASSATA WEB N.146 – PRIMO MAGGIO 2024: SAN PRECARIO

di Piero Carcano

Oggi PRIMO MAGGIO Festa dei Lavoratori, ma è davvero una festa per tutti i lavoratori? Non ci ricordiamo mai il santo del giorno, invece in queste feste comandate sarebbe necessario, funzionale data la sacralità della giornata… Da qualche decennio (almeno 2) qualcuno ce l’ha fatto ricordare: è San Precario!

Esisteva un collettivo, una manifestazione proprio legata alla festa dei lavoratori: il MAY DAY e poi i Quaderni di San precario con saggi, articoli ecc… che davano voce a chi il lavoro vero non ce l’aveva. Da qualche anno questo collettivo non esiste più ma il precariato non è affatto scomparso, anzi…

Mutuando i concetti proprio dall’economista Andrea Fumagalli, nostro amico e tra i principali animatori e fondatori proprio di quel collettivo, urge ricordare che: le politiche del lavoro nell’era neoliberista si basano sulla flessibilizzazione che ha permesso nuovi contratti di ingresso nel mercato del lavoro, frantumando il modello del contratto di subordinazione/tempo indeterminato, creando così nuove figure molteplici di lavoratori e lavoratrici.

Questo, secondo le teorie economiche del lavoro che ci hanno imposto a vari livelli, avrebbe dovuto favorire una maggior produttività e una maggiore crescita economica, incrementando l’ingresso nel mercato del lavoro grazie alle forme più convenienti. Tale crescita avrebbe poi dovuto consentire il reperimento delle risorse per creare, in un secondo tempo, un adeguato sistema di sicurezza sociale per il lavoro atipico.

Ma tutto questo non si è mai realizzato. La flessibilità è tracimata in precarietà, la precarietà da condizione atipica è diventata la norma e il Jobs Act l’ha certificata e rafforzata rendendo il lavoro tutto precario a vantaggio esclusivo dei ”padroni”.

In questo contesto, la condizione di precarietà ha assunto forme nuove: essa è in primo luogo normativa e subito dopo soggettiva, in ultimo esistenziale, quindi generalizzata per diventare, in definitiva, strutturale e insita nel nuovo rapporto tra capitale e lavoro:

  • E’ normativa, dal Jobs act in poi (ma anche da prima) la parcellizzazione dei vari contratti che riguardano il lavoro ha permesso il proliferare di un enorme numero di forme contrattuali che si insinuano nei diversi settori, tanto che per lo stesso lavoro si possono trovare più di 10 tipi di contratti, dalla logistica al commercio all’edilizia, l’industria, persino il “badantato”.
  • E’ soggettivaperché entra direttamente nella percezione dei singoli in modo differenziato a seconda delle aspettative e del grado di scolarizzazione posseduto; è diverso ad esempio se sei laureato o no.
  • E’ esistenziale, pervasiva e presente in tutte le attività degli individui e non solo nell’ambito strettamente lavorativo anche perché è sempre più difficile separare lavoro dal non lavoro. La condizione di incertezza data dalla precarietà pervade tutta la condizione stessa di vita e per di più viene aggravata dalla mancanza di sostegno da parte del welfare pubblico.
  • E’ generalizzataperché anche chi si trova in una situazione lavorativa stabile e garantita è perfettamente cosciente che tale situazione potrebbe terminare da un momento all’altro in seguito ad una crisi congiunturale, lo scoppio di una bolla speculativa o semplicemente un processo di ristrutturazione che si porta dietro cessioni di rami d’azienda e delocalizzazione… Noi ne sappiamo qualcosa.

Tale consapevolezza fa sì che il comportamento dei lavoratori e delle lavoratrici più garantiti sia di fatto molto simile a quello di chi vive oggettivamente e in modo diretto una situazione effettivamente “precaria”. La moltitudine del lavoro è così o direttamente precaria o psicologicamente precaria. Di fatto “Siamo tutti precari, chi lo è nei fatti e chi viene predisposto psicologicamente ad esserlo”.

NOI BANCARI BNL che forse non ci sentiamo toccati da questi problemi, abbiamo da poco rinnovato un buon CCNL, il nostro posto di lavoro ci appare stabile ma… NON POSSIAMO, NON DOBBIAMO DIMENTICARE la vicenda delle cessioni dei 7 rami d’azienda che hanno riguardato i nostri 900 colleghi dell’Apac e dell’IT. Uno shock dal quale non ne siamo ancora usciti pur avendo conseguito una prima netta vittoria nei tribunali. Inoltre non possiamo fare finta che anche da noi esistono numerose tipologie di lavoratori precari che convivono accanto a lavoratori a tempo indeterminato, quindi garantito. Come ad esempio nelle agenzie i financial banking, come bene ha spiegato in una recente sassata il nostro Pierluigi Falasca, o anche gli stessi nostri clienti ai quali magari non riusciamo a concedere prestiti e mutui proprio per la mancanza di lavoro stabile, che di fatto vengono considerati di serie B.

A maggior ragione NOI di FALCRI e di UNISIN che abbiamo sempre combattuto il precariato fin dagli albori (un nostro slogan era addirittura “Falcri contro la precarietà” con i colori della pace) abbiamo il dovere di guardarci intorno, di ritornare a lottare con forza e con tutti i mezzi contro la precarietà anche a fianco di chi con referendum e iniziative si sta muovendo in questa direzione.

E che sia allora OGGI un Buon PRIMO MAGGIO di lotta, perché possa essere meno San Precario DOMANI!!!