LA SASSATA WEB: Verso il 25 novembre 2021: Non sul mio corpo! – N.60

di Milena Di Fina

“Benvenuti nell’antica terra della libertà” questa scritta accoglie i viandanti all’ingresso di San Marino, la prima Repubblica del mondo, dove un paio di settimane fa si è tenuto il referendum per depenalizzare l’interruzione volontaria della gravidanza.

A San Marino fino all’altro ieri, hanno punito col carcere chi decideva di interrompere la propria gravidanza, sulla base di un codice penale ispirato a quello del 1865; le donne sammarinesi, ma anche chi le aiutava, hanno rischiato per anni dai 6 mesi ai 3 anni di carcere (mancava solo un bel rogo medievale in pubblica piazza!) solo per il fatto di decidere in autonomia quale fosse la scelta giusta sulla loro vita, sulla loro pelle… Si riconoscevano pene più lievi nei casi di “aborto per motivo d’onore”. Credo sia veramente superfluo e anacronistico ogni tipo di commento, fortunatamente a San Marino nel 2021 ha vinto il buon senso più che l’avanguardia. È interessante sottolineare che temi prettamente femminili siano diventati questioni di Stato, e sebbene alla fine abbia anche vinto il diritto di autodeterminazione con la possibilità di scegliere da sole sul proprio corpo, viene fuori ad esempio, che in questo momento in Italia ci sono almeno 15 ospedali con il 100% di medici obiettori. Dunque invece di accompagnare le donne nell’iter sanitario e psicologico cui necessariamente si va incontro, si incentiva l’aborto clandestino, dove oltre a spendere svariate migliaia di euro si rischia la vita e la reputazione con lo stigma della lettera scarlatta.

Cambiamo latitudine ma rimaniamo sempre nel 2021 d.C.

Da settembre, gli abitanti del Texas riceveranno ricchi premi e cotillions (10 mila dollari nello specifico) ogni volta che segnaleranno cliniche, medici o tassisti che aiuteranno le donne ad abortire. Di nuovo lo Stato si preoccupa di legiferare sul nostro corpo e sulle nostre scelte, invece di contrastare fenomeni più dilaganti e preoccupanti, oppure attuare politiche di welfare, di territorio e di genere.

Pretendono ancora di comandare sul corpo delle donne, stabiliscono cosa sia giusto e cosa sbagliato, abituati da sempre a farlo in qualsiasi modo e con qualsiasi tipo di controllo, ci sentiamo dire come dobbiamo modificare il nostro comportamento in relazione alla violenza maschile (quindi ad esempio sarebbe meglio non uscire da sole dopo una certa ora e passare in determinate zone squallide) piuttosto che sensibilizzare l’opinione pubblica o bandire comportamenti riprovevoli.

Come mai allora non ci siamo mai ribellate, continuiamo ad accettare tacitamente il dominio sul nostro corpo da parte degli uomini?

Forse siamo assuefatte sia ai vari dibattiti sul nostro corpo e sulle libertà che possono esserci concesse, sia a vedere colpevolizzata la vittima di turno, non ci stupiscono più nemmeno le molestie verbali che ci sentiamo rivolgere per strada. Anzi i più dicono che siamo nauseanti, sono solo complimenti! E se è vero che finalmente sono stati puniti i primi casi di revenge porn, siamo ancora lontani dal vedere banditi altri fenomeni quali il body shaming o il catcalling, solo per citarne alcuni.

Il controllo sul corpo femminile è sicuramente il cardine e il fondamento del patriarcato, il denominatore comune di tutte le culture, non a caso il male gaze è proprio lo sguardo maschile che plasma il corpo della donna a suo piacimento, portandone la rappresentazione a oggetto sessuale, atto soltanto a soddisfarlo.