LA SASSATA WEB: Verso il 25 Novembre: il coraggio di Franca Viola – N.66

di Milena Di Fina

Art. 544 del Codice Penale: il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali.

Il 5 settembre 1981 spariva dalla nostra legislazione la brutale possibilità di ricorrere al matrimonio riparatore dopo uno stupro: la violenza sessuale per la donna era praticamente una colpa e una condanna allo stesso tempo. In altre parole fino a 40 anni fa nel nostro Paese, se un uomo violentava una donna poteva sottrarsi al carcere, evitando la condanna penale, semplicemente sposandola! In molti casi erano gli stessi familiari della vittima che vedevano in questa pratica l’unica soluzione, non potendo più ripristinare il loro onore oramai perduto.

Scusate se insisto, ma solo nel 1981 (sono nata nel 1982, sarà per questo che mi sembra un abominio inaudito?!) la norma sul matrimonio riparatore viene finalmente eliminata dal Codice Penale; fino al 1996 invece, la violenza sessuale è stata riconosciuta reato contro la pubblica morale e non contro la persona e per questo considerato meno grave, si affermava di fatto che lo stupro non offendeva la donna ma andava a ledere una generica pubblica moralità.

Immaginate il trauma di quelle donne che fino a 40 anni fa avrebbero vissuto tutta la loro vita in una gabbia legalizzata sotto gli occhi di tutti: il matrimonio.

Franca Viola fu la prima donna che sfidando le convenzioni sociali e bigotte, nel 1966 rifiutò il matrimonio riparatore. Quando la famiglia del carnefice Melodia, convocò il padre di Franca Viola per mettersi d’accordo sui termini del matrimonio, accadde l’impensabile: Franca si ribellò all’inesorabile destino perché la violenza e il dolore che aveva subito erano sufficienti, Melodia venne denunciato e condannato a undici anni di carcere.

Franca Viola divenne uno dei simboli dell’emancipazione femminile.

La storia dovrebbe evitarci di retrocedere culturalmente e giuridicamente, conoscere il passato e le lotte fatte per acquisire determinati diritti e raggiungere obiettivi oggi scontati, è fondamentale. Eppure alcune sentenze degli ultimi tempi, a titolo di esempio, hanno scagionato l’imputato di stupro perché la ragazza aveva i jeans troppo stretti, la gonna troppo corta oppure semplicemente era troppo avvenente. Quando si tratta del corpo delle donne, dimenticare la storia è una possibilità sempre dietro l’angolo (Signorini, con le sue stoltezze, docet) vuoi per retaggi religiosi o interessi politici, vuoi per quel senso ancestrale di possesso maschile impunito sul corpo delle donne.

“Io non sono proprietà di nessuno, nessuno può costringermi ad amare una persona che non rispetto, l’onore lo perde chi le fa certe cose, non chi le subisce”. (Franca Viola)