LA SASSATA WEB: Verso il 25 novembre – N.63

di Milena Di Fina

“Le donne devono fare qualunque cosa due volte meglio degli uomini per venire giudicate brave la metà. Per fortuna non è difficile.”

Charlotte Whitton, da cui ho preso in prestito il titolo di questa Sassata, fu la prima donna della storia nel 1951 ad essere eletta sindaco di una città grande e importante come Ottawa. Di certo quindi non una sprovveduta, eppure anche su di lei si saranno inevitabilmente abbattuti degli ostacoli di genere all’avanzamento di carriera, noti agli addetti ai lavori con la metafora del soffitto di cristallo.

Parlare di lavoro in queste Sassate che ci accompagnano verso la celebrazione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ha senso per rimarcare ogni ambito in cui siamo state o siamo ancora svilite e messe da parte. Per fare un esempio di cui avremo modo di riparlare, durante i vari lockdown dovuti alla pandemia, se molte donne avessero avuto autonomia economica, probabilmente non sarebbero rimaste a casa a subire violenze di ogni genere o peggio a morire ammazzate.

Vi è un divario allarmante nel mondo del lavoro che soffoca opportunità e accentua disuguaglianze e tensioni sociali, per questo mi interessa capire perché ancora oggi ha senso fare statistiche o si debba inserire un capitolo a parte nel PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, in cui confluire strategie e fondi per l’occupazione alla voce donne e giovani. Ebbene, non è così scontato che le donne lavorino, che vengano pagate allo stesso modo dei loro colleghi e che abbiano le stesse tutele.

Soprattutto dopo il lockdown del 2020 moltissime donne hanno dovuto lasciare il lavoro per far fronte alle necessità del periodo; beninteso, questi non sono di certo fenomeni del tutto nuovi, semplicemente la pandemia ne ha amplificato l’eco. L’altra questione interessata è il cosiddetto gender pay gap, quel divario retributivo che da noi ha proporzioni imbarazzanti: le statistiche dicono che siamo più studiose degli uomini, otteniamo voti più alti, eppure a 5 anni dalla laurea guadagniamo il 21% in meno. Non voglio neanche dirvelo quanto possano incidere la maternità e il part-time.

Un testo di legge sulla disparità salariale è stato approvato soltanto ieri, 26 ottobre 2021: la legge riconoscerà sgravi contributivi a quelle aziende che rispetteranno la parità non solo economica ma ad ogni livello, anche in caso di maternità, e adotteranno politiche utili a conciliare tempi di vita e di lavoro delle lavoratrici. Meno male che hanno dato il contentino degli sgravi fiscali, così saremo tutte trattate meglio.

La questione del gender pay gap si articola su due punti fondamentali, a mio avviso: mancano strutture adeguate (e mi riferisco sia agli asili nido che a quelle per la terza età) che ci consentano di non dover perdere il lavoro o una parte di esso. Parlo della terza età perché nella disparità dei carichi famigliari, anche la cura degli anziani ricade sulle donne, inclini per natura ad accudire tutti. L’altro tema è quello culturale su cui dovremmo lavorare seriamente e quotidianamente: il 51% degli italiani pensa che le donne debbano stare a casa a crescere figli e occuparsi della famiglia.

Concludo con lo stesso auspicio dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, quando scrive nella parità di genere nel mondo del lavoro che “la lotta alla discriminazione è parte essenziale della promozione del lavoro dignitoso” e sebbene siamo ancora lontani dal raggiungimento dell’uguaglianza di genere, “intensificare gli sforzi per migliorare l’accesso delle donne a posti di lavoro dignitosi rappresenta non solo un imperativo morale ma anche un’importante opportunità per promuovere uno sviluppo sostenibile e inclusivo”.