LA SASSATA WEB: Verso il 25 Novembre: Orfani di Femminicidio – N.65

di Milena Di Fina

Qualche tempo fa, partecipando a un convegno sulle violenze di genere, per la prima volta sono stata messa davanti alla condizione drammatica degli orfani di femminicidio, coloro che hanno vissuto nell’inferno per anni e alla fine arriva pure il peggio: si ritrovano completamente soli con un genitore al cimitero e l’altro in carcere. Sono definiti “orfani speciali”, vittime due volte, assistono per anni alle violenze di un rapporto malato che non hanno scelto e poi all’omicidio.

Quello degli orfani di femminicidio è un fenomeno nascosto e complesso del quale non si conosce la reale dimensione perché se ne parla troppo poco. È facile dimenticarsi di loro quando si affronta il tema della violenza sulle donne, eppure violenza di genere vuol dire anche violenza sui più piccoli, sulle loro certezze, sul loro mondo emotivo, affettivo e psichico. A essere stravolto è il loro presente ma soprattutto il loro futuro, per di più rimangono improvvisamente soli, spesso torturati psicologicamente per anni dalle violenze di cui sono stati testimoni. Questi orfani detti non a caso speciali si ritrovano a subire un concetto atroce, il carnefice non è solo marito o compagno ma è il padre, e la vittima accoltellata, strangolata o bruciata è la madre: una condizione di un’efferatezza inaudita che lascia in loro dolore e rabbia o semplicemente la negazione della realtà come meccanismo di difesa. I cocci che restano sono traumi sedimentati, per cui negli anni avranno necessità di cure mediche e psicologiche.

Tutto ciò impone la messa in campo di strumenti adeguati ed efficienti, idonei a dare una risposta celere ai loro molteplici bisogni, anche con riferimento al nuovo assetto familiare: già perché alle tragedie che hanno vissuto si sommano le questioni giuridiche e gli aspetti legali, tra cui la decadenza della potestà genitoriale e la conseguente designazione del tutore per l’affidamento del minore. Con il Decreto 21 maggio 2020 n. 71, finalmente si è data concretezza attuativa a questioni basilari: sono state rese operative una serie di norme che prevedono benefici per gli orfani non economicamente autosufficienti; iniziative di orientamento, formazione e sostegno per l’inserimento nel mondo lavorativo e incentivi alle assunzioni. Tuttavia siamo pur sempre in Italia e le associazioni di famiglie che crescono gli orfani di femminicidio, denunciano la difficoltà di accedere e ottenere i fondi stanziati attraverso il decreto.

Auspichiamo che l’iter per ricevere questi rimborsi non si riduca a una farraginosa burocrazia che rallenti inesorabilmente il percorso di accesso ai fondi e rischi di far avere aiuti preziosi solo dopo mesi o anni. Vogliamo sperare dunque che i figli dei femminicidi non siano orfani tre volte: per la perdita di entrambi i genitori e per l’indifferenza delle Istituzioni.